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Coldiretti

  • A causa del maltempo crescono i prezzi degli alimentari freschi

    ciliegieIn controtendenza i prezzi degli alimentari freschi crescono il doppio dell’inflazione (+1,8%), per effetto del maltempo che ha devastato le campagne provocando pesanti danni alle coltivazioni e riducendo le disponibilità sui mercati. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’inflazione che a maggio aumenta dello 0,9% rispetto allo stesso periodo delle scorso anno. “Resta una forbice troppo larga tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna e quelli al consumo, che raddoppiano, incidendo negativamente soprattutto sulle famiglie pugliesi povere, aumentate dal 14,5% del 2016 al 21,6% nel 2017, secondo le rilevazioni Istat. Sui consumi alimentari interni ancora stagnanti pesano gli effetti dell’ondata di maltempo che ha colpito la Puglia in questa maledetta primavera con pesanti danni alle coltivazioni, le distorsioni lunga la filiera e le importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alle produzioni regionali, senza che vengano rispettati gli stessi standard sociali, ambientali e di sicurezza alimentare”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    La straordinaria ondata di maltempo che imperversa da 2 mesi non ha risparmiato i campi pugliesi, dove sono stati colpiti, tra l’altro, vigneti, frutteti e campi di grano, compromettendo soprattutto la raccolta delle ciliegie, con la perdita fino al 60-70% delle primizie Bigarreau e Giorgia. Danni pesanti anche ad albicocche, uva e agli agrumi in fiore, mentre è un vero e proprio crack per le angurie – insiste Coldiretti Puglia - con i campi allagati e le piantine andate distrutte e oltre alle angurie, sono andate in fumo le piantine dei meloni, gli ortaggi risultano in asfissia e marciti, sono gravi i danni ai vigneti di uva da vino ed è ridotta ai minimi termini la produzione di miele. “I campi sono tuttora allagati con i ritardi prevedibili nella preparazione dei terreni per i trapianti di ortaggi, nell’andamento della campagna cerealicola e gli effetti si vedranno con la raccolta contemporanea di alcune produzioni orticole”, conclude il presidente Muraglia.

    Le campagne sono state travolte dalla pazza primavera in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura – sottolinea la Coldiretti - con le semine, le verdure in campo e le piante colpite mentre iniziavano a fare i primi frutti. Il risultato – precisa la Coldiretti - è un calo dell’offerta con effetti sulla spesa che deve fare i conti con la variabilità delle quotazioni ma anche con fenomeni speculativi sui prezzi al consumo che rischiano di innescarsi per colpa delle distorsioni di filiera, a scapito dei cittadini e dei produttori. In queste condizioni – sostiene la Coldiretti – è importante aumentare le attività di controllo per evitare che vengano spacciati per Made in Italy prodotti importati. Ma per ottimizzare la spesa, ottenere il miglior rapporto prezzi-qualità e aiutare il proprio territorio e l’occupazione, il consiglio della Coldiretti è quello di verificare l’origine nazionale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori nei mercati o in fattoria e non cercare per forza il prodotto perfetto perché piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali, i cosiddetti “brutti ma buoni”. In un momento di grande difficoltà – conclude la Coldiretti – si tratta di un atto di solidarietà a favore degli agricoltori, ma anche di un aiuto al proprio benessere in vista dell’estate con il consumo di alimenti, come le insalate o la frutta fresca, indispensabili per la salute e per mettersi in forma.

  • A rischio idrogeologico il 78% dei comuni pugliesi

    Maltempo in campagnaPiove sul bagnato in Puglia, contribuendo ad aggravare la stima del danno nelle campagne su cui in una settimana si sono abbattuti nubifragi e trombe d’aria, secondo quanto segnala Coldiretti Puglia e dove vaste aree sono tuttora impraticabili.

    “I nostri agricoltori non possono neppure salvare il salvabile, perché i campi sono allagati e continua a piovere”, denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. “La situazione è grave per gli ulivi sradicati dalla tromba d’aria che è impossibile salvare e gli ingenti quantitativi di olive strappate via dal vento e dall’acqua che sono irrecuperabili. Di contro resta altissimo in Puglia l’indice di dispersione delle acque che tocca l’83,4%. Ciò la dice lunga sulla necessità di riavviare una seria e organica attività di bonifica e irrigazione. Gli effetti dell’incuria e delle mancate opere di bonifica – aggiunge il Presidente Muraglia - sono evidenti sul territorio. Alberi nei canali di scolo e canneti, tombini nelle aziende agricole ostruiti, sono solo alcuni esempi di quanto rilevato nel corso dei sopralluoghi effettuati dalla squadra di tecnici di Coldiretti Puglia. Che nessuno si stupisca per crolli, smottamenti e allagamenti, causati in Puglia anche da semplici piogge”. 

    “Il clima impazzito continua ad avere effetti disastrosi sul territorio e si abbatte su un territorio fragile, dove 232 comuni su 258 (78%) sono a rischio idrogeologico con diversa pericolosità idraulica e geomorfologica, secondo i dati ISPRA. Sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni, mentre a pagare il conto economico più salato sono proprio le 11.692 imprese che operano su quei territori”, rileva il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti. “E’ molto grave che all’appello manchino 162mila ettari di suolo consumato sulla totale della superficie territoriale pugliese. I cambiamenti in atto – conclude il direttore Corsetti - riguardano contesti prevalentemente agricoli o naturali per il 67%, perché in Puglia la terra frana e si consuma anche a causa dell’abbandono delle aree rurali per fattori diversi, a cui si aggiungono fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate, per non parlare della criminalità sempre più dilagante”.

    In Puglia nel 2017 sono andati in fumo altri 410 ettari di suolo, pari all’8,35% della superficie territoriale – conclude Coldiretti Puglia - con un aumento di suolo consumato in 1 anno dal 2016 al 2017 dello 0,25%, passati da 161.606 ettari consumati nel 2016 a 162.016 nel 2017, secondo i dati del Rapporto sul consumo del suolo dell’ISPRA.

  • Accordo Coldiretti-Divella per salvare il "made in Italy"

    Coldiretti accordoStretto l’accordo di filiera tra il pastificio Divella, azienda leader del settore in Italia, Coldiretti Puglia e Consorzio agrario del Centro Sud, grazie al quale è stato fissato un prezzo del grano duro realmente remunerativo e sono state gettate le fondamenta per un percorso di qualità che porti sulle tavole degli italiani la pasta 100% ‘made in Puglia’.

    L’accordo prevede l’acquisto di una prima partita di 30mila tonnellate di grano duro dalla provincia di Foggia e Bari al prezzo minimo di euro 28 al quintale, con una premialità per grani che superino la percentuale in proteine pari a 14,5. Se l’andamento di mercato dovesse far lievitare i prezzi oltre i 28 euro al quintale, comunque la Divella riconoscerà valori più alti in linea con i mercuriali.

    “L'origine del grano è divenuta elemento obbligatorio sulle etichette di pane e pasta – commenta con soddisfazione il presidente di Coldiretti Foggia, Giuseppe De Filippo – e la scelta del Tar di respingere l'istanza di sospensione del decreto ha accolto le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza su quel che portano in tavola. Fare pasta con grano 100% italiano evidentemente si può, come ampiamente testimoniato dalla concreta volontà espressa dal gruppo Divella e dalla proliferazione di marchi che fanno pasta con grano 100% italiano. Parliamo di un percorso iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Filiera Agricola Italiana (FAI) che si è esteso ad alcune catene della grande distribuzione, ai marchi più prestigiosi quali Ghigi, Valle del grano Jolly Sgambaro, Granoro, Armando, fino all’annuncio del marchio napoletano “Voiello” del Gruppo Barilla che ora vende solo pasta fatta da grano italiano al 100% di varietà “aureo””.

    Nella sola provincia di Foggia la superficie coltivata a frumento duro è pari a 240.000 ettari e una produzione media di grano duro di 7.200.000 quintali.

    Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%.

    “L’accordo è partito in fase sperimentale già nella scorsa campagna cerealicola – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e il prezzo riconosciuto ha raggiunto in media i 30 euro al quintale, in controtendenza con l’andamento del mercato in assoluto ribasso. Al contempo gli agricoltori, tecnicamente sostenuti, hanno garantito un livello qualitativo elevato, a dimostrazione che fare grano di qualità in Puglia è una certezza. L’accordo con Divella rientra nella nuova forma di rappresentanza in cui Coldiretti, sempre più sindacato imprenditoriale di filiera, insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori, compresi i mezzi tecnici per l’agricoltura e la tecnologia avanzata per la trasformazione alimentare, sono uniti per la realizzazione di accordi economici e commitment concreti finalizzati ad assicurare la massima valorizzazione della produzione agricola nazionale anche attraverso la realizzazione di contratti di filiera”. 

    A pesare negli ultimi anni sono state le importazioni in chiave speculativa – continua Coldiretti Puglia - che si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e influenzano i prezzi.

    “Oltre all’etichettatura obbligatoria della pasta, del pane e dei prodotti da forno in genere, traguardo importante parzialmente bancato – conclude Marino Pilati, direttore di Coldiretti Foggia - chiediamo il blocco delle importazioni a dazio 0 e il 100% dei controlli sul grano importato, la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole, l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia, e sostegni pubblici solo alle imprese che lavorano grano italiano”.  

  • Agricoltura biologica, arrivano 28 milioni: boccata d'ossigeno per la Puglia

    Il pagamento di 28 milioni di euro da parte di Agea – secondo Coldiretti Puglia – è una boccata d’ossigeno per 3605 agricoltori pugliesi che hanno presentato domanda di beneficio per la coltivazione biologica (Misura 11) dai produttori partecipanti entro il 15/05/2016 (primo bando), sia per la Sottomisura 11.1, per i pagamenti per la conversione in metodi e pratiche di agricoltura biologica, sia per la 11.2 relativa ai pagamenti per il mantenimento di metodi e pratiche di agricoltura biologica. 

    La Puglia è una delle 3 regioni più bio d’Italia, con 4815 produttori nel 2016 e una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente (dati Sinab) e la prima per numero di trasformatori con 1.234 produttori/operatori.

    In un periodo di contrazione dei consumi, sono addirittura aumentati in Puglia nei primi 5 mesi del 2017 di un ulteriore 18% (dati CIbi, Consorzio Italiano per il Biologico) i consumi familiari di alimenti biologici.

    “In Puglia si sta assistendo ad un processo di stabilizzazione e normalizzazione – commenta il presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – rispetto alla diffusione del metodo biologico registrato negli ultimi anni, mentre contestualmente continua l’aumento tendenziale dei consumi, delle ditte di trasformazione e dei servizi connessi alla filiera dell’agricoltura biologica come agriturismi, mense bio, ristoranti e operatori certificati, il tutto pari ad un aumento dell’81 percento”. Le pratiche bio interessano tutti i comparti agricoli: olivo (32%), cereali (22%), vite (6%), frutta (2%). Anche rispetto al segmento dell’acquacoltura biologica 3 impianti sono pugliesi”.

    La continua richiesta di prodotti freschi e di stagione stimola l’imprenditore biologico a ricercare ulteriori forme di contatto commerciale con il consumatore. I timori dei consumatori, innescati dagli scandali alimentari, si sono tradotti in una seria preoccupazione per la sicurezza alimentare e in una domanda crescente di garanzie di qualità e maggiori informazioni sui metodi di produzione.

    “Altro punto centrale del nostro progetto sul biologico – continua Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia – è l’attenzione alla sicurezza alimentare nei servizi di ristorazione collettiva, divenuto un preciso dovere degli enti locali (Comuni, Province e Regioni), per cui abbiamo proposto il testo di un DdL regionale. Il settore biologico può diventare uno strumento di valorizzazione e un bacino di approvvigionamento di prodotti di alta qualità al prezzo giusto e un valore aggiunto per gli enti pubblici sensibili alla corretta alimentazione di adulti e bambini”.

    La grande richiesta dei consumatori di cibo biologico ha portato alla realizzazione nei Mercati di Campagna Amica di spazi destinati alle produzioni agroalimentari biologiche, oltre alle Botteghe Italiane completamente bio e numerosi agriturismo di Campagna Amica che hanno impostato la ristorazione proprio sulle produzioni aziendali bio. Proprio a Villa Castelli (Brindisi) c’è l’unico agriturismo del Sud Italia dotato di una piscina biologica.

  • Agriturismo e gastronomia, traino dell'economia pugliese

    orecchietteLa presenza massiccia e strutturata della Puglia alla Bit 2018, dando risalto ai territori, ai cooking show e al cibo, conferma che è l’enogastronomia il cavallo di battaglia della Puglia turistica extra-alberghiera che ha registrato, secondo gli ultimi dati 2016 diffusi da ISTAT, rispetto all’anno precedente, un + 10,9% rispetto alla crescita del 4,2% in Italia (Fonte dati Istat), elemento utile alla tanto agognata destagionalizzazione dell’offerta turistica. 

    E’ cresciuto del 6,6% il numero degli agriturismi in Puglia da 687 a 732, con 45 strutture operanti in più. “Dai dati diffusi emerge che gli agriturismi pugliesi sono completi, perché offrono sia cibo che alloggi e servizi – dice il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – e sono divenuti attrattivi anche rispetto ai turisti stranieri, prioritariamente statunitensi, seguiti da russi e vacanzieri dell’Europa orientale e dell’America latina. Il brand ‘Puglia’ funziona e le aree rurali sono tra le mete favorite, grazie al buon cibo, alla tranquillità e alla bellezza del paesaggio caratterizzato da 60 milioni di ulivi monumentali, 231 prodotti riconosciuti tradizionali dal MIPAF, 8 prodotti DOP e 29 vini DOC, oltre a pregevoli masserie storiche, le più belle d’Italia. In Puglia sono 450.000 le presenze annue registrate nelle aziende agrituristiche pugliesi, con un volume d’affari di 15 milioni di euro”.

    Cresce anche il numero di agriturismi condotti dalle donne (+ 3,7%), passati da 286 a 305, a dimostrazione di quanto le imprenditrici siano riuscite a cogliere al massimo le opportunità offerte dalla multifunzionalità in agricoltura.

    “Le prenotazioni si sono allungate oltre il mese di agosto – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – segno che la Puglia è riuscita, anche grazie all’agriturismo, a destagionalizzare le presenze, attirando i turisti con il cibo, il paesaggio curato, l’offerta di attività ricreativa ricreative in azienda, come i corsi di cucina, le masserie didattiche. Le nostre masseria storiche sono predilette da gruppi familiari con bambini sotto i 10 anni perché possono giocare liberamente all’aria aperta, così come le strutture offrono ospitalità agli animali, rifiutati in molti alberghi.  Il periodo di permanenza negli agriturismi si è allungato dai 2/3 giorni del 2016 anche fino a 7 e 8 giorni per la bellezza de territorio, gli eventi e il buon cibo, leva trainante per il turismo pugliese, complice il bel tempo che ha caratterizzato anche i ponti di maggio e giugno”.

    Il cibo è certamente divenuto – dice Coldiretti Puglia – infallibile leva di comunicazione verso i turisti nazionali ed internazionali.

    “In Puglia prevale la mezza pensione (433 unità, pari al 68,6%) – spiega Carlo Barnaba, Presidente pugliese degli Agriturismi di Campagna Amica - perché oltre a pernottare in un ambiente confortevole immerso in paesaggi straordinari, i nostri ospiti non rinunciano ai piatti tipici della tradizione pugliesi, preparati con ingredienti a km0. È necessario, allora, valorizzare ulteriormente le eccellenze del nostro patrimonio enogastronomico per attrarre nuovi flussi di visitatori nei territori rurali e dare maggiore impulso all’economia e all’occupazione locale”.

    L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è una tendenza in rapido sviluppo, favorita dal moltiplicarsi delle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verifica nei principali luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

    Risultati che confermano la grande opportunità offerta ai turisti di acquistare i prodotti della dieta mediterranea, considerati indiscutibilmente essenziali per garantire buona salute e un importante elemento di crescita delle giovani generazioni.

  • Allarme Codliretti: reti colabrodo nelle campagne pugliesi

    irrigazioneIn Puglia le aree a rischio desertificazione sono pari al 57% del territorio regionale e il conto pagato dall’agricoltura, soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità è molto salato con 1 litro di acqua su 2 che va perduto a causa delle reti colabrodo. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia in merito ai dati diffusi da ANBI (l'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e della acque irrigue) per cui é fondamentale la presenza di un sistema irriguo razionale, efficace e continuativo.

    Gli eventi climatici estremi – aggiunge Coldiretti Puglia - aggravano il rischio di desertificazione in Puglia, dove in soli 2 mesi sono stati registrati ben 25 episodi meteorologici straordinari tra tornado, trombe d’aria e grandinate improvvise, che si alternano a persistenti periodi siccitosi. Vaste aree del foggiano, del leccese e del tarantino sono ad alto rischio desertificazione, il rischio medio è stato registrato in alcune zone della provincia di Bari. Servono intervertenti infrastrutturali per non disperdere l’acqua piovana e manutenzione ordinaria e straordinaria di canali di scolo, invasi e reti irrigue, abbandonati a se stessi da decenni”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    Per l’ISPRA in Italia si valuta che circa il 10% del territorio sia molto vulnerabile e circa il 49,2% abbia una media vulnerabilità ai diversi fattori di degrado a causa di erosione e disaggregazione, salinizzazione, contaminazione (locale e diffusa), diminuzione di sostanza organica, perdita di biodiversità, consumo di suolo, fatti aggravati negli ultimi anni dall’aumento quantitativo e qualitativo di fenomeni siccitosi e la Puglia rappresenta proprio una delle aree più vulnerabili, rileva Coldiretti Puglia.

    Uno spreco inaccettabile per un bene prezioso anche alla luce dei cambiamenti climatici che – continua la Coldiretti - stanno profondamente modificando la distribuzione e l’intensità delle precipitazioni anche sul territorio nazionale.

    Servono – sostiene la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua e un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca. Gli agricoltori – conclude la Coldiretti - stanno facendo la loro parte con un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

  • Allarme Coldiretti: attenzione all'olio contraffatto

    olio dolivaNel 2019 addio a 6 bottiglie di extravergine Made in Italy su 10 sugli scaffali dei supermercati, con le scorte di extravergine che saranno esaurite entro i primi quattro mesi del 2019, per effetto del crollo in Puglia del 65% fino anche all’80% della produzione di olive, su valori minimi degli ultimi 25 anni. E’ quanto affermala Coldiretti Puglia nel commentare positivamente l’operazione della Guardia di Finanza di Cerignola che ha sequestrato oltre 2,5 tonnellate di olio extravergine d'oliva adulterato, 30 chili di clorofilla, varie attrezzature industriali per la miscelazione, l'imbottigliamento ed il confezionamento del prodotto, oltre a 11.000 etichette adesive utilizzate  per confezionare il prodotto destinato al mercato del Nord Italia ed a quello tedesco.

    “Con la produzione di extravergine Made in Italy che ha raggiunto quest’anno i minimi storici a causa delle gelate di febbraio 2018 e gli effetti drammatici della Xylella con il crollo in maniera incontrovertibile della produzione di olive di oltre il 60%, aumenta il rischio di frodi e sofisticazioni a danno del vero Made in Italy che colpiscono i produttori agricoli e i consumatori”, denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

    Il consiglio di Coldiretti Puglia per scegliere Made in Italy è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 7-8 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

    “Finalmente è caduto il segreto di Stato sui prodotti stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile – ricorda il presidente Muraglia - conoscere il nome delle aziende che importano l’olio dall’estero, grazie allo storico pronunciamento del Consiglio di Stato del 6 marzo 2019 sull’accesso ai dati. Un risultato storico per la Coldiretti che ha sollecitato il pronunciamento, dopo la richiesta al Ministero della Salute, per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti”.

    Oggi nella stragrande maggioranza delle confezioni – denuncia Coldiretti Puglia – serve la lente d’ingrandimento per leggere le minuscole scritte, poste spesso sul retro, “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009.

    Senza interventi strutturali l’Italia – precisa Coldiretti – rischia di perdere per sempre la possibilità di consumare extravergine nazionale con effetti disastrosi sull’economia, il lavoro, la salute e sul paesaggio. Con il crollo della produzione nazionale a crescere – continua la Coldiretti – sono le importazioni dall’estero con aumenti record degli arrivi dalla Tunisia che fanno registrare un balzo in quantità di quasi il 150% secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2018.

  • Allarme Coldiretti: in Puglia 25 eventi estremi in soli due mesi

    grandine in campagnaGli eventi climatici estremi aggravano il rischio di desertificazione in Puglia, dove in soli 2 mesi sono stati registrati ben 25 episodi meteorologici straordinari tra tornado, trombe d’aria e grandinate improvvise, che si alternano a persistenti periodi siccitosi. E’ quanto emerge da uno studio di Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale della lotta contro la desertificazione e la siccità, sulla base di dati dell’Ispra e del Ministero dell’Ambiente, secondo i quali “vaste aree del foggiano, del leccese e del tarantino sono ad alto rischio desertificazione, il rischio medio è stato registrato in alcune zone della provincia di Bari. In Puglia le aree a rischio desertificazione sono pari al 57% del territorio regionale e il conto pagato dall’agricoltura, soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità è salato. Servono intervertenti infrastrutturali per non disperdere l’acqua piovana e manutenzione ordinaria e straordinaria di canali di scolo e reti irrigue, abbandonati a se stessi da decenni”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    Per l’ISPRA in Italia si valuta che circa il 10% del territorio sia molto vulnerabile e circa il 49,2% abbia una media vulnerabilità ai diversi fattori di degrado a causa di erosione e disaggregazione, salinizzazione, contaminazione (locale e diffusa), diminuzione di sostanza organica, perdita di biodiversità, consumo di suolo, fatti aggravati negli ultimi anni dall’aumento quantitativo e qualitativo di fenomeni siccitosi e la Puglia rappresenta proprio una delle aree più vulnerabili, rileva Coldiretti Puglia.

    “La Puglia convive da sempre con un vero e proprio paradosso idrico. Da un lato – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – è dilaniata da annosi fenomeni siccitosi, dall’altro è colpita da alluvioni e piogge torrenziali, con l’aggravante che l’acqua non viene riutilizzata a fini irrigui. Il caldo anomalo e le precipitazioni violente rischiano ormai ogni anno di incrinare l’andamento del settore agricolo pugliese. L’andamento climatico impazzito, poi, si abbatte su un territorio fragile, dove 232 comuni su 258 (78%) è a rischio idrogeologico con diversa pericolosità idraulica e/o geomorfologica. Sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni”.

    Dall’inizio della primavera sono stati 3 i tornado in Puglia, a Monopoli in provincia di Bari, Brindisi e Marina di Mancaversa in provincia di Lecce, 4 trombe d’aria su Bari e provincia,  Sava, Manduria, San Pietro in Bevagna e a maggio sono stati 11 i violenti fenomeni di grandine grossa a Ginosa, Castellaneta Marina, Palagiano, Mottola, Castellaneta, Fragagnano, San Marzano di San Giuseppe, Guagnano, Salice Salentino, Poggiardo, Sternatia. Grandinate frequenti si sono verificate anche a Crispiano, Grottaglie, Martina Franca, Castellaneta, Castellaneta Marina, Ginosa, Ginosa Marina, Palagiano, Palagianello, Mottola, Torricella, Maruggio, in provincia di Lecce di Campi Salentina, Nardò, Salice Salentino e Guagnano, in provincia di Bari ad Alberobello, Gioia del Colle, Bitetto, Bitritto, Conversano, Turi, Monopoli, Grumo Appula, Monteroni, Galatina, Sternatia, Poggiardo, Surano, Ruffano, Parabita e Matino. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia su dati ESWD, l’anagrafe europea degli eventi meteo estremi, sul clima pazzo che ha caratterizzato la maledetta primavera 2019, iniziata a marzo con temperature massime in Puglia superiori di 5 gradi rispetto al mese precedente, secondo i dati UCEA, che hanno fatto fiorire mandorli, albicocchi e peschi, con la maturazione contemporanea degli ortaggi e le primizie di fave e piselli, e proseguita fino a giugno con l’alternarsi di bombe d’acqua, raffiche di vento fino a 120 chilometri orari, grandinate killer e piogge quotidiane che hanno spazzato le campagne di Puglia, danneggiando tendoni, teli, strutture e produzioni agricole.

    I cambiamenti climatici - osserva la Coldiretti - impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Servono - conclude la Coldiretti - interventi di manutenzione, risparmio, recupero delle acque, campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

  • Allarme Coldiretti: invasi con 78 milioni di metri cubi in meno

    acquedotto sinni 3A poco servono le piogge cadute nelle ultime ore in Puglia, manna per una regione a secco in cui nell’ultimo anno è caduto quasi 1/3 di acqua in meno (-30%) e che ha provocato la più grave siccità dal 1800 con drammatici effetti sull’agricoltura, ma anche rischi per gli usi civili ed industriali, perché è necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti. 

    “Il saldo di acqua ad oggi nei 4 invasi della Capitanata – dice il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - è sempre negativo. Nonostante le piogge degli ultimi giorni, mancano all’appello 71.248.438 metri cubi d’acqua rispetto al 22 marzo 2017. Sono a disposizione 221.721.502 metri cubi d’acqua contro i 292.969.940 del 22 marzo 2017. Se continua così, la stagione irrigua e, quindi, produttiva primaverile/estiva si preannuncia molto difficile. Ciò implica evidentemente che tutti gli interventi finanziari anche statali e comunitari e le diverse politiche di sviluppo siano prioritariamente orientati, quindi, subordinati, all’obiettivo di non sprecare e disperdere acqua. Tra l’altro, le piogge sempre più rare, ma violente e improvvise, oltre a non alimentare adeguatamente le riserve di acqua negli invasi, rischiano solo di aggravare il conto dei danni da Burian che ha distrutto il 20% degli ortaggi in campo e provocato perdite consistenti nelle piante da frutto e soprattutto danni agli ulivi, con danni consistenti”.

    La prolungata e ricorrente siccità, con gli ingenti danni già subiti dall’agricoltura e gli inconsistenti livelli d’acqua invasati nelle dighe pugliesi e lucane, mettono a rischio in maniera ricorrente anche gli investimenti nelle differenti campagne agrarie.

    “Vanno mantenuti, quindi, sotto costante monitoraggio i tradizionali ed usuali mezzi di approvvigionamento (pozzi ed invasi) e di vettoriamento (condotte) – aggiunge Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia - ma anche i flussi d’acqua che vanno all’industria, quelli che in emergenza possono essere prelevati ancora da falde e sorgenti, l’acqua che può essere resa disponibile dai dissalatori e dai depuratori urbani. L’agricoltura pugliese e la sua affermazione sui mercati internazionali, con i prodotti tipici e di qualità, è strettamente collegata alla disponibilità di acqua ad uso irriguo”.

    Disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima – denuncia Coldiretti Puglia – che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante. Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili diventa sempre più strategico il ricorso all’assicurazione – conclude Coldiretti Puglia - quale strumento per la migliore gestione del rischio. E’ stato potenziato il servizio di assistenza tecnica alle aziende per la difesa delle colture dalle avversità meteoriche e per il supporto alle scelte operative aziendali. In questo contesto è fondamentale riconoscere agli imprenditori agricoli un ruolo incisivo nella gestione del territorio, dell’ambiente e delle aree rurali.

  • Allarme Coldiretti: le campagne sempre più discariche

    discarica in campagna 1Lo smaltimento illegale dei rifiuti è diventata una delle principali attività delle agromafie che in Puglia fa registrare il 28,7% delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti sul totale nazionale, secondo i dati dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso da Coldiretti che riferisce come, sulla base degli accertamenti della magistratura, negli ultimi 20 anni in Puglia siano stati sversati, tombati o bruciati rifiuti di ogni genere. Il servizio aereo del Raggruppamento Aeromobili dei Carabinieri, dotato di velivoli particolarmente performanti e strumentazione tecnologicamente avanzate, secondo quanto riportato dal 6° rapporto Agromafie dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura di Coldiretti, nel 2017 e nei primi 9 mesi del 2018 con 155 missioni per un totale di 160 ore di volo ha individuato ben 155 discariche abusive in Puglia.

    “E’ inaccettabile che le aree rurali vengano utilizzate come discariche a cielo aperto, depauperando un territorio curato e produttivo, inquinando la terra e il sottosuolo, arrecando un danno ingente all’imprenditore agricolo che spesso è chiamato a rimuovere i rifiuti sversati da altri, se non riesce a dimostrare di non averli prodotti.  Si tratta di un fenomeno grave ed in escalation, dove a sversare rifiuti di ogni genere non sono più soltanto i gruppi criminali, ma anche residenti che scaricano nelle aree rurali ogni genere di rifiuto, oltre a materiale edilizio abbandonato dalle ditte, senza il minimo rispetto della proprietà privata degli agricoltori e arrecando un danno ambientale e di immagine incalcolabile”, è la denuncia di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    “Nel 2015 la Regione Puglia ha pubblicato un bando a favore dei Comuni – ricorda Muraglia – che aiutava le amministrazioni comunali nell’attività di rimozione e smaltimento di rifiuti illecitamente abbandonati su aree pubbliche, soprattutto in campagna. Sarebbe opportuno che ci fossero altri provvedimenti in tale direzione, perché gli agricoltori non possono restare sommersi dai rifiuti. Così come chiediamo che venga potenziato il controllo su territori assai vasti da parte della Polizia Municipale dei differenti Comuni dove il fenomeno è particolarmente allarmante”, conclude Muraglia.

    Se da un lato le campagne corrono il rischio di diventare discariche abusive di rifiuti, con un evidente danno produttivo, ambientale e di immagine per gli agricoltori, dall’altro i Comuni impongono le tariffe della TARI al mondo agrituristico come se fossero alberghi. "Gli agriturismi non sono ristoranti né alberghi. L’orientamento di alcuni Comuni che applicano la Tari, la tassa sui rifiuti urbani, equiparando gli agriturismi agli alberghi o ai ristoranti – ricorda il presidente Muraglia - è stata bocciata dal Consiglio di Stato con una sentenza che non lascia dubbi. Agli agriturismi devono essere applicate le tariffe previste per le attività agricole".

    Il presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti, Filippo De Miccolis, ha già inviato una lettera a tutti i Sindaci pugliesi per chiedere l’adeguamento dei propri regolamenti comunali e della relativa imposizione in materia di rifiuti urbani nei confronti degli agriturismi ai principi generali di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza, mediante una classificazione autonoma (con apposite sottocategorie, come bene ha indicato il primo giudice) e realisticamente proporzionata alla connotazione specifica dell’attività agrituristica e all’effettiva capacità di produzione rifiuti, per quantità e qualità.

    “La sentenza del Consiglio di Stato svolge un’accurata ricostruzione della normativa applicabile – spiega il presidente di Terranostra De Miccolis - affermando che la discrezionalità va sviluppata nel rispetto di una ragionevole graduazione, mediante riduzioni ed esenzioni, in rapporto all’effettivo e oggettivo carico di rifiuti prodotti. L’attività agrituristica trova un proprio limite intrinseco nell’essere in carattere di connessione e complementarietà con l’attività agricola, dovendo rimanere quest’ultima prevalente in termini di tempo lavoro”. Anche le materie prime utilizzate “sono di propria produzione – aggiunge De Miccolis - quindi con una forte riduzione di idoneità a produrre rifiuti, inoltre i rifiuti stessi sono inseriti all’interno di un ciclo virtuoso di minore impatto e riutilizzo all’interno dell’azienda agricola. Infine la normativa della Regione Puglia impone specifiche limitazioni all’attività agrituristica, in termini di posti tavola, posti letto, nonché di provenienza delle materie prime utilizzabili. I su esposti elementi devono riflettersi necessariamente nella commisurazione della capacità contributiva”, conclude il presidente di Terranostra De Miccolis. Così come chiediamo che venga potenziato il controllo su territori assai vasti da parte della Polizia Municipale dei differenti Comuni dove il fenomeno è particolarmente allarmante”.

    Di fronte alle emergenze che si rincorrono – continua la Coldiretti – occorre adottare tutti gli accorgimenti a tutela della sicurezza e della salute, accertare le responsabilità e avviare le necessarie azioni di risarcimento danni diretti ed indiretti a favore delle comunità e delle imprese colpite. Sul piano strutturale – conclude la Coldiretti – occorre salvaguardare le aree a vocazione agricola, evitando l’autorizzazione di insediamenti potenzialmente a rischio e proteggendole con i controlli da quelli abusivi.

  • Allarme Coldiretti: troppi furti d'uva in campagna

    uva in cassetteCresce l’allarme nelle campagne pugliesi per furti, taglio dei tiranti dell’uva, danneggiamenti, per cui Coldiretti sta allertando e collaborando con le Prefetture provinciali.

    “Nelle province di Bari e BAT le bande criminali stanno colpendo i tendoni di uva da vino e da tavola con furti di prodotto e taglio dei tiranti dei tendoni, per cui è stato richiesto un incontro urgente ai due Prefetti per territorio di competenza”, dice Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. Per cautelarsi ed evitare quanto accaduto nelle annate precedenti “durante la raccolta delle mandorle a Grumo e Palo del Colle gli agricoltori si sono rivolti ad associazioni private, costituite da ex agenti della Polizia di Stato, per presidiare campagne e raccolti e comunque, sono stati segnalati furti di mandorle già sgusciate, a dimostrazione del fatto che il territorio è molto vasto e va pattugliato in maniera capillare”. Forte la preoccupazione, aggiunge Coldiretti Puglia, per la prossima campagna olivicola alle porte, quando i quantitativi di olive che si potranno raccogliere, già ridotti all’osso dalle gelate, varranno tanto da essere preda ambita di bande criminali italiane e straniere.

    La Coldiretti di Foggia, partecipando al tavolo in Prefettura, ha segnalato casi e luoghi dove si ripetono gli episodi criminali per collaborare con le forze di polizia e continuare nell’attività di individuazione dei punti più sensibili dove si moltiplicano le attività criminose.

    “Stiamo sensibilizzando gli agricoltori a denunciare – aggiunge Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia – per consentire alle forze dell’ordine di avere il quadro più preciso possibile rispetto a quando avvengono i furti, quali sono mezzi e prodotti maggiormente appetibili e come è strutturata la ‘filiera’ della ricettazione per economizzare le attività di polizia e avere più forza nell’attività di presidio, prevenzione e repressione sul territorio”.

    Il boom di furti in campagna con 300 milioni di euro di danni in un anno è stato denunciato da Coldiretti al Ministro degli Interni, Matteo Salvini, a Bari, in relazione alle razzie che si moltiplicano nei campi italiani.

    Il fenomeno della micro e macro criminalità nelle aree rurali pugliesi è divenuto pressante e pericoloso per la stessa incolumità degli agricoltori – denuncia Coldiretti Puglia – e in questo scenario di strisciante diffusione dell’illegalità e clima di pericolosa incertezza, le aziende corrono il forte rischio di perdere competitività.

    Si registra un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo – rileva Coldiretti Puglia – e non si tratta più soltanto di “ladri di polli”, quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole.

  • Allarme della Coldiretti: crollati i prezzi degli ortaggi

    Il caldo straordinario dell’estate 2017 ha determinato la maturazione contemporanea degli ortaggi in campagna con un crollo dei prezzi, secondo quanto rilevato da Coldiretti Puglia. Angurie a meno di 10 centesimi di euro al chilo, meloni a meno di 30 centesimi, zucchine, pomodori e peperoni a prezzi stracciati, mentre il pomodoro da mensa è andato in fumo per oltre il 35%.

    “A giugno e luglio c’è stata la maturazione contemporanea degli ortaggi – rileva il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - a causa del caldo anomalo che ha fatto saltare la programmazione colturale. Gli imprenditori agricoli hanno raccolto anche ortaggi e frutta, la cui maturazione era prevista ad agosto, determinando una saturazione del mercato. Pertanto, i banchi di vendita sono stati invasi da prodotti maturati contemporaneamente, mentre ad agosto i consumatori andranno a caccia di frutta e verdura pugliesi, di cui evidentemente ci sarà penuria”.

    “Oggi c'è una quantità di offerta importante e successivamente potrebbe esserci un vuoto - continua il direttore della Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e, in un mercato globalizzato, arriverà quantitativo ingente di prodotto dall'estero. Noi possiamo consigliare di fare attenzione all'etichettatura e verificare sempre che il prodotto sia italiano".

    Intanto, per ottimizzare la spesa e non buttare via niente, la Coldiretti ha elaborato un vademecum in dieci punti con i consigli da seguire per risparmiare mantenendo la freschezza della frutta e verdura acquistate.

    Occorre effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo; scegliere frutti con il giusto grado di maturazione, non appassiti, con aspetto carnoso e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio; verificare l'etichettatura e preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; preferire varietà di stagione che hanno tempi di maturazione naturali; prediligere, compatibilmente con le esigenze, frutti interi che si conservano più a lungo. Per quanto riguarda il trasporto è bene fare la spesa poco prima di recarsi a casa ed evitare di lasciare troppo a lungo la frutta e la verdura dove il sole e le alte temperature favoriscono i processi di maturazione ed è opportuno, nel caso di trasferimento con auto climatizzata, riporre i prodotti nel sedile posteriore piuttosto che nel bagagliaio. E’ opportuno tenere separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in contenitori di carta piuttosto che in buste di plastica. Così come risulta strategico seguire alcuni piccoli accorgimenti anche tra le mura domestiche dove bisogna mantenere separata la frutta e la verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende mantenere più a lungo: la prima può essere messa in un portafrutta al buio eventualmente coperta da un tovagliolo e comunque lontano dai raggi del sole, mentre la seconda va posta in frigorifero, ma lontano dalle pareti refrigeranti. In ogni caso è opportuno che la frutta venga posta stesa sul contenitore per evitare ammaccature e sviluppo di marcescenze.

  • Allarme di Coldiretti, obeso il 31,4% dei minori pugliesi

    ciambella semimangiata“L’attenzione a come si alimentano i ragazzi al di fuori delle mura domestiche è un preciso dovere di tutti, a partire dagli enti locali - Comuni, Province e Regioni - delle istituzioni scolastiche che dovrebbero preferire i prodotti tipici e tradizionali non solo per i pranzi somministrati agli alunni, ma anche per i brevi momenti di ristoro, dei pediatri che dovrebbero consigliare, sin dai primi anni di vita dei bambini una corretta alimentazione, magari indirizzando le mamme verso cibi che siano costruiti il meno possibile ‘in laboratorio’, piuttosto in casa. Per aiutare tutto il sistema scolastico e le famiglie ad alimentare al meglio le giovani generazioni, da anni il Progetto di Educazione alla Campagna Amica ha agevolato l’incontro tra i bambini e i prodotti agricoli ‘fatti’ dagli agricoltori. In Puglia negli ultimi 10 anni sono stati coinvolti nel progetto delle masserie didattiche 90mila bambini e 270 scuole. Il nostro obiettivo è ‘culturale’ e consiste nel tentare di cambiare abitudini di consumo sbagliate che si sono diffuse ovunque, formando consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti”. E’ il commento di Rolando Manfredini, Responsabile nazionale Area Sicurezza Alimentare di Coldiretti, intervenuto a Bari al convegno organizzato dall’Associazione Children.

    Secondo il Rapporto Osservasalute 2016 Le prevalenze di sovrappeso ed obesità tra i minori aumentano, significativamente, passando dal Nord al Sud del Paese (33,0% al Sud rispetto al 19,7% del Nord-Ovest, al 22,5% del Nord-Est, al 23,8% del Centro e al 24,8% delle Isole), con percentuali particolarmente elevate in Puglia (31,4%).

    “L’effetto nefasto di una cattiva alimentazione non è solo l’obesità – aggiunge il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – perché il 35% dei tumori, secondo i dati della Lilt, si sviluppa a seguito di una alimentazione scorretta. Ciò dimostra l’importanza prioritaria di formare una vera e propria cultura della ‘buona e sana tavola’, educazione che deve partire necessariamente dall’età scolare per vivere meglio e più a lungo. I prodotti tradizionali e tipici rispondono all’esigenza di garantire sicurezza alimentare, tutela ambientale e salvaguardia della storia e del patrimonio di tradizioni del territorio.

    Da ciò l’impegno della Coldiretti Puglia offrire agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti e, più in generale, ai consumatori una visione concreta e reale dell’agricoltura regionale e un serio programma di educazione alimentare”.

    “Auspichiamo la piena condivisione del presidente della Regione Puglia Emiliano e dell’intero Consiglio Regionale – insiste il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - sulla delicata questione ancora aperta del DdL sull’uso dei prodotti agricoli regionali nelle mense pubbliche da approvare in Consiglio regionale, che dovrà prevedere stringenti protocolli di controllo di tutte le fasi dalla produzione alla somministrazione. Vanno date risposte serie e concrete all’83 per cento dei genitori pugliesi, convinto che le mense dovrebbero offrire cibi più sani anche per educare le nuove generazioni alla sana e corretta alimentazione e tutelare la salute dei bambini”.

    Oggi meno della metà (45%) dei giovani di età compresa tra i 12 e i 19 anni consuma frutta tutti i giorni, come conferma il Rapporto sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, realizzato da Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, che per l'occasione ha intervistato oltre cinquemila ragazzi. Ma la stessa indagine rileva che i giovani non consumano frutta solo a tavola con la famiglia, ma in un caso su dieci (9,6%) anche come snack fuori pasto preferendola secondo Eurispes alle merendine (8,2%), alle patatine fritte (6,4%), alla cioccolata e caramelle (6,2%) anche se la pizza è al top del consumo con il 24,3% delle preferenze, seguita da gelati e yogurt con il 20,8% e infine dai panini con il 16,1%.

  • Allerta agromafie, la Coldiretti "chiama" la Prefettura

    carabinieri nella campagnaA meno di 2 settimane dalla prima convocazione, Coldiretti Bari – BAT ha incontrato nuovamente il Prefetto della BAT Sensi per arginare il fenomeno della criminalità nelle campagne, incontro questa volta allargato alle forze di Polizia.

    “Le forze dell’ordine hanno segnalato che a Canosa hanno raccolto negli ultimi mesi solo 3 denunce di furto, solo per citare un esempio, un numero evidentemente troppo basso che non corrisponde alla gravità della situazione. Ci hanno chiesto di sensibilizzare gli agricoltori a denunciare, addirittura accompagnandoli in caso di necessità. Sul fronte del presidio del territorio, le forze dell’ordine stanno ipotizzando sistemi di controllo anche di tecnologia avanzata per garantire il presidio di aree molte estese”, riferisce il delegato Confederale di Coldiretti Bari-BAT, Angelo Corsetti. “Nella Provincia di Barletta-Andria-Trani, cioè solo in 3 comuni, gli ettari olivetati sono ben 32.050 e la produzione di olive da olio è in media pari a 1,2 milioni di quintali di olive, numeri che spiegano la razzia di olive e gli assalti ai trasportatori di olio. Il fenomeno che si ripete ogni anno – denuncia Corsetti - mette a repentaglio l’incolumità stessa degli olivicoltori, costretti a fare ronde diurne e notturne”.

    Inoltre, con il crollo del 58% nel 2018 della produzione di olive e olio che scenderà, secondo le previsioni già ampiamente anticipate nei mesi scorsi, al minimo storico di 87mila tonnellate, a causa dell’ondata di maltempo e delle gelate di febbraio e marzo, è alto il rischio che si moltiplichino frodi e speculazioni, con olio di bassa qualità venduto come extravergine o olio straniero spacciato per italiano.

    “Deleteria la secretazione dei dati relativi alle importazioni dei prodotti agricoli importati, di cui non si può conoscere la destinazione finale – aggiunge il presidente di Coldiretti Andria, Savino Muraglia - un evidente ostacolo ad una efficace opera di contrasto ed eradicazione del fenomeno dell’agropirateria, neologismo coniato proprio da Coldiretti per descrivere una pratica criminale che si sviluppa attraverso le importazioni, la manipolazione e la trasformazione di prodotti agricoli di dubbia qualità e provenienza che giungono nel nostro Paese e che diventano “made in Italy” fregiandosi in modo fraudolento dell’immagine che accompagna nel mondo le produzioni locali”.

    Secondo il Rapporto dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, per le agromafie la palma nera va alla provincia di Bari, rientrata a pieno titolo nella top ten della graduatoria che fotografa l’intensità del fenomeno delle agromafie nelle province italiane. Si piazza al decimo posto, seguita a ruota dalla provincia di Barletta-Andria-Trani al 18esimo posto, mentre i ruoli si invertono – rileva Coldiretti Bari-BAT - se ad essere fotografato è l’indice di permeabilità delle agromafie che raggiunge 44,75 nella BAT, e 30,75 a Bari. “Le fattispecie criminose più significative sono costituite dalla sofisticazione, soprattutto dell’ortofrutta e dell’olio, ma si assiste anche ad una escalation di furti nelle campagne – conclude Muraglia - di mezzi agricoli, prodotti, fili di rame e tutto quanto inibisce il sano svolgimento dell’attività agricola nelle aree rurali”. E’ emerso, tra l’altro come il fenomeno, nel corso dei cinque anni considerati, abbia accresciuto la propria intensità a Bari dell’1,39% e a Barletta-Andria- Trani dell’1,27%.

    La preoccupazione è che la brusca diminuzione di olio extravergine pugliese – denuncia Coldiretti Bari-BAT – faccia crescere ancora le importazioni di olio dall’estero, perché al danno si aggiungerebbe la beffa di sofisticazioni e contraffazioni. Se si vuole acquistare un ‘vero’ extravergine ‘made in Italy’ bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro – conclude Coldiretti Bari - BAT - che non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza.

  • Anche le campagne pugliesi nella morsa della siccità: allarme di Coldiretti

    campagna puglieseSarà necessaria l’irrigazione di soccorso per alleviare le coltivazioni pugliesi dall’arsura. Secondo Coldiretti Puglia, in tutte le province i campi stanno risentendo della mancanza di pioggia e dell’afa, dove a Foggia il termometro ha già sfiorato i 40°. “Oltre alle ortive, stanno soffrendo – dice il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - gli agrumeti a Taranto, i vigneti di uva da tavola e da vino in tutte le province, il pomodoro a Foggia. Se continua così troverà conferma il calo del 30% o più della produzione di olive per carenza di acqua. Gli animali nelle stalle stanno soffrendo, con un calo – per fortuna ancora lieve – della produzione di latte. Per questo, in un quadro pugliese dove l’acqua all’agricoltura viene centellinata, si dovrà a breve prevedere l’irrigazione di soccorso per evitare che risultino vanificati gli investimenti avviati per la campagna agraria di ortaggi e frutta”.

    Per le mucche il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte anche se in soccorso in molte stalle sono scattate le contromisure con l’accensione di ventilatori e doccette refrigeranti e l’utilizzazione di integratori specifici a base di sali di potassio nell'alimentazione preparata dagli allevatori che fanno, però, aumentare in misura esponenziale i costi a carico delle imprese.

    “In Puglia, negli ultimi 40 anni, si è assistito ad un effetto desertificazione preoccupante – incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - con le precipitazioni diminuite paurosamente da 950 mm l’anno a circa 3/400 mm. Gli effetti sull’agricoltura sono evidenti e preoccupanti, dato che i quantitativi di acqua accumulati negli invasi continuano a registrare una progressiva differenza negativa a causa della drastica diminuzione di piogge. La siccità ha attanagliato per mesi il granaio d’Italia delle province di Foggia e Bari, dove si registra a causa della scarsità d’acqua la perdita del 50% della produzione.  Al contempo sono drammatici gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzerano in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a caldo fuori stagione”. 

    La Puglia convive ormai – denuncia Coldiretti Puglia - con un vero e proprio paradosso idrico. Da un lato è dilaniata da annosi fenomeni siccitosi, dall’altro è colpita da alluvioni e piogge torrenziali, con l’aggravante che l’acqua non viene riutilizzata a fini irrigui, a causa della carenza e/o mancanza di infrastrutture ad hoc. D’altro canto il clima impazzito, ormai una costante in Puglia, determina la maturazione precoce dei prodotti agricoli come mandorli e peschi in fiore a febbraio, mimose già pronte a dicembre e a gennaio, maturazione contemporanea degli ortaggi in autunno. Il caldo anomalo e le precipitazioni violente – conclude Coldiretti Puglia - rischiano ormai ogni anno di incrinare l’andamento del settore agricolo pugliese. 

  • Ancora i lupi: altra mattanza di bestiame nelle fattorie

    pecore nella stallaContinua la mattanza nelle stalle e sui pascoli di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e agnelli uccisi in Puglia, dove la presenza del lupo si è moltiplicata negli ultimi anni con il ripetersi di stragi negli allevamenti sulla Murgia barese e tarantina e sul Gargano. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, a seguito della recrudescenza del fenomeno degli attacchi dei lupi che hanno sbranato numerose vittime, con 20 pecore, 3 mucche e 10 agnelli morti in poche settimane.

    “Nel giro di dieci anni i lupi sono raddoppiati – afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori, allevatori e automobilisti. In Puglia sono enormi i danni causati dalla fauna selvatica, con un danno pari ad oltre 11 milioni di euro. Facciamo appello al vicepremier Matteo Salvini e al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che hanno ribadito la necessità di misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane”.

    Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli – conclude la Coldiretti – le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città.

    I lupi vivono e si riproducono principalmente nelle aree naturali protette e in zone boschive – aggiunge Coldiretti Puglia – ma inevitabilmente sconfinano e fanno razzia nelle aziende agricole e si riversano sulle strade limitrofe ed in prossimità dei centri abitati.

    “L’ok definitivo alla legge regionale contro i danni da fauna selvatica – spiega Muraglia - ha colmato un vuoto normativo durato decenni e cambiato l’approccio all’indennizzo dei danni che saranno calcolati sulla scorta dei mercuriali delle Camere di Commercio relativi al valore effettivo delle produzioni agricole, zootecniche e dell’acquacoltura perse. Abbiamo fatto pressing affinché si passasse dalle parole ai fatti sul delicato tema della fauna selvatica che mette a repentaglio l’incolumità pubblica e arreca danni al settore agricolo e le nostre istanze sono state accolte e fatte proprie dal presidente della IV^ Commissione consiliare, il consigliere Pentassuglia che ha portato in Consiglio la legge per l’approvazione definitiva, dopo le modifiche apportate a seguito delle osservazioni del Ministero. Ma ora serve passare ai fatti per non disperdere un patrimonio zootecnico importante, lasciato in balia dei lupi”, conclude il presidente Muraglia.

    Gli allevatori, gli imprenditori agricoli, ma anche gli automobilisti, gli autotrasportatori e gli avventori occasionali, stanno segnalando con sempre maggiore frequenza – conclude Coldiretti Puglia - i danni provocati da cinghiali e lupi che vivono e si riproducono principalmente nelle aree naturali protette e in zone boschive, ma che inevitabilmente sconfinano e fanno razzia nelle aziende agricole e si riversano sulle strade limitrofe ed in prossimità dei centri abitati.

  • Annata agraria 2017, Coldiretti annuncia: ecco la ripresa

    irrigazioneDopo un 2016 disastroso, l’annata agraria 2017 ha recuperato terreno, con una crescita della PLV (Produzione Lorda Vendibile) del 15,07% che è tornata a superare nuovamente – rileva Coldiretti Puglia – i 3 miliardi di valore, a dispetto della tropicalizzazione del clima che ha messo a dura prova tutte le colture. Professionalità degli imprenditori e scelte ponderate in termini di irrigazione hanno consentito al settore di bancare un risultato positivo che poteva essere addirittura straordinario, se il clima non fosse stato cosi impietoso (gelate e nevicate - gennaio 2017 e siccità - estate 2017). “Con una PLV di 3,3 miliardi di euro – spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - l’agroalimentare pugliese si rivela il traino dell’economia regionale nel 2017. Eccezion fatta per cereali e olive che segnano un calo di produzione e/o di valore, tutti i comparti produttivi registrano un aumento in termini percentuali. Le esportazioni dei prodotti agricoli (+9%) e dell’agroalimentare (+4,9%) hanno dato slancio all’export pugliese, nonostante il sensibile ridimensionamento produttivo determinato dalla tropicalizzazione del clima. Cresce anche l’occupazione in agricoltura”.

    Numeri soddisfacenti dell’ortofrutta pugliese, secondo Coldiretti Puglia, che ha superato 845milioni di euro di PLV e la soglia dei 750 milioni di euro di prodotto esportato sui mercati internazionali che in termini di aree geografiche riservano non poche sorprese. Oltre agli stimati 230 milioni di export ortofrutticolo verso la Germania, la Puglia si è imposta in Tunisia, Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia. La Puglia secondo ISMEA è prima in Italia per aziende ortive in piena area (ortaggi non coltivati in serre), seconda dietro la Sicilia per frutteti, terza per i legumi. In particolare ha numeri da record su pesche, uva da tavola e agrumi per quanto riguarda la frutta, mentre nelle produzioni ortive su lattughe, fave, carciofi e pomodori da industria. Il comparto ortofrutticolo in Puglia interessa il 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale.

    Indiscussi i primati produttivi dell’agricoltura pugliese rispetto ai quantitativi nazionali: uva da tavola 68%, pomodoro 35%, ciliegie 30%, mandorle 35%, olive 35%, grano duro 21%,  carciofo 31%, mandorle 30% e uva da vino 14%.

    “Quest’anno sarà ricordato – aggiunge Cantele - per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto dei Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta che scatterà a partire dal febbraio 2018. Si tratta di un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti con due anni di ‘guerra del grano’ per garantire maggiore trasparenza negli acquisti ai consumatori e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione che ha causato la drastica riduzione delle semine”. La scelta del Tar di respingere l'istanza di sospensione, avanzata da industria molitoria e pastaia, del decreto per l’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta accoglie le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza su quel che portano in tavola. E’ stato riconosciuto il diritto dei cittadini di conoscere l’origine del grano utilizzato per fare la pasta. Una scelta anche a tutela della salute perché in Italia – precisa la Coldiretti - è vietato l’utilizzo del glifosato sul grano in preraccolta a differenza di quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada dove ne viene fatto un uso intensivo nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato.

    “La guerra del grano continua – incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – perché ci sono ancora associazioni di agricoltori e di pastai che hanno gioito per la decisione UE di proroga all'utilizzo di quel glifosate che le massime autorità scientifiche indipendenti hanno giudicato 'rischioso' per la salute degli esseri umani (nel rispetto del principio di 'precauzione’)” per quel glifosate che è alla base della produzione del grano canadese che a sua volta è alla base di tanta produzione di pasta "spacciata" per italiana - sia pure nel rispetto delle 'leggi' e quella pasta che a sua volta finisce sulle tavole di milioni di inconsapevoli consumatori italiani quelli stessi che non dicono una parola sulla produzione  di grano massacrata da quotazioni insostenibili imposte dall'industria. “Le stesse associazioni affermano – continua Corsetti - che 'l'industria molitoria e pastaria' giudica insufficiente sotto il profilo 'qualitativo e quantitativo' la produzione di grano del Paese. Chi detta le condizioni è l'industria 'pastaria e molitoria', per cui serve produrre a costi 'competitivi', tagliando i prezzi pagati agli agricoltori. Ancora una volta vale esclusivamente 'il prezzo', anche se a pagarne le conseguenze sono i cittadini italiani e le imprese agricole, anche se le superfici coltivate a 'grano duro' si riducono, anche se di mezzo ne va la nostra sovranità agroalimentare”.

    Quindi, anche nel 2018 continueranno le battaglie di Coldiretti Puglia tese a tutelare il patrimonio del ‘made in Italy’ agroalimentare e a bloccare  lo scippo di identità e di valore che il territorio quotidianamente subisce ad opera dei famigerati agropirati nazionali ed internazionali e che trovano ragion d’essere nel valore delle principali filiere agroalimentari pugliesi, pari a  542.000.000 euro per la  pasta e i prodotti da forno, 576.000.000 euro per quella olearia e 462.000.000 euro per la filiera vinicola e il pomodoro da industria di cui la sola provincia di Foggia è leader con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 26 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 190.000.000 euro. Proprio sul fronte del pomodoro da industria, da segnalare l’importanza dell’emanazione nel 2017 del decreto per l’etichetta d’origine per i derivati del pomodoro, fortemente sollecitata dalla Coldiretti, e la piena operatività del decreto sull’etichettatura del latte che ha ridato la dignità che merita alla produzione di latte pugliese.

    Sul fronte olio Coldiretti Puglia sta monitorando costantemente e con un alto livello di attenzione l’attività della Borsa Merci di Bari che come la Lombardia per il latte, fa il prezzo nazionale dell’olio. Se si vuole acquistare un ‘vero’ extravergine ‘made in Italy’ bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro al consumo sugli scaffali   rche non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza. L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato –  aggiunge Coldiretti Puglia - per un valore di circa 106 milioni di euro, quasi il 9% dell’export di olio dall’Italia. Trend in continua crescita per il vino che offre durante l’anno straordinarie opportunità di lavoro tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi. Grande exploit della Puglia dei rossi, degli spumanti e dei vini rosati che in 3 anni registrano – conclude Coldiretti Puglia - un balzo record del + 122% (fonte UIV), rappresentando il 40% della produzione nazionale con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. In sintesi 1 bottiglia su 4 di rosé ‘Made in Italy’ è pugliese. Sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, in controtendenza rispetto al dato generale, secondo il quale negli ultimi 50 anni il consumo di vino è sceso da 70 litri pro capite all’anno a 36-37 litri e la media continua a scendere dell’1% annuo.

  • Arriva il "Pasta day" e la Puglia fa la parte del leone

    orecchietteDa gennaio a giugno 2018 le esportazioni pugliesi della pasta sono cresciute dell’1,7%, passando da 70.165.000 euro dello stesso periodo del 2017 a 71.389 del 2018. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia, anticipando il World Pasta Day che si festeggia in tutto il mondo il 25 ottobre.

    Al contempo sta riscuotendo molto successo in Puglia – aggiunge Coldiretti Puglia - la coltivazione di grani antichi, come il Senatore Cappelli, che nella campagna 2017-2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1000 ettari del 2017 ai 5000 attuali, trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità, grazie al lavoro di selezione e promozione svolto da SIS, con il contributo scientifico del CNR.

    “L'origine del grano è divenuta elemento obbligatorio sulle etichette della pasta – commenta il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – a coronamento di una battaglia che abbiamo affrontato con il grande sostegno e incoraggiamento dei consumatori, con l’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza rispetto a quello che portano in tavola. Fare pasta con grano 100% italiano evidentemente si può. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%”.

    La Puglia che è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto ed è paradossalmente – denuncia Coldiretti Puglia - anche quello che ne importava fino all’anno scorso di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi.

    “Gli agricoltori, se tecnicamente sostenuti, garantiscono un livello qualitativo elevato – sostiene Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia - a dimostrazione che fare grano di qualità in Puglia è una certezza, a condizione che si fermino le speculazioni sui prezzi e agli agricoltori venga riconosciuto il valore del prodotto di qualità che portano sul mercato. Oltre all’etichettatura obbligatoria della pasta, risultato già bancato, chiediamo il blocco delle importazioni a dazio 0 e il 100% dei controlli sul grano importato, la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole, l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia, e sostegni pubblici solo alle imprese che lavorano grano italiano”. 

    Pur avendo nel complesso 21 molini a grano duro, collocandosi subito dopo la Sicilia, la Puglia presenta una capacità di trasformazione pari al doppio di quella presente nell’Isola. Ciò dimostra che le industrie semoliere presenti in Puglia – aggiunge Coldiretti Puglia - sono di elevate dimensioni presentando in media una capacità unitaria di trasformazione di oltre 290 t/24h. La Puglia rispetto alle altre regioni sembra avere un maggior livello di organizzazione dal punto di vista della commercializzazione del grano duro – conclude Coldiretti Puglia - in quanto nella regione si localizzano un numero rilevante di molini e pastifici di grandi potenzialità di lavorazione, i quali assorbono volumi elevati di materie prime.

  • Bari maglia nera nella 'top ten' delle agromafie italiane

    campagna puglieseDrammatico spaccato sull’illegalità, illustrato in audizione alla "Commissione consiliare speciale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia" del Consiglio regionale.

    A Bari in Puglia le fattispecie criminose più significative sono costituite dalla sofisticazione - soprattutto dell’ortofrutta e dell’olio - ma si assiste anche ad una escalation di furti nelle campagne di mezzi agricoli, prodotti, fili di rame e tutto quanto inibisce il sano svolgimento dell’attività agricola nelle aree rurali. E’ lo spaccato illustrato da Coldiretti Puglia, nel corso dell’audizione in "Commissione consiliare speciale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia" al Consiglio regionale. Richiesti interventi duri, capillari e incisivi contro i fenomeni dilaganti nelle campagne pugliesi. E’ emerso, tra l’altro come il fenomeno delle agromafie, nel corso dei cinque anni considerati, abbia accresciuto la propria intensità in particolar modo in Puglia (Bari: 1,39%; Taranto: 1,30%; Barletta-Andria- Trani: 1,27%). Palma nera alla provincia di Bari, rientrata a pieno titolo nella top ten della graduatoria che fotografa l’intensità del fenomeno delle agromafie nelle province italiane. Si piazza al decimo posto, seguita a ruota da Taranto al 15esimo, la provincia di Barletta-Andria-Trani al 18esimo posto, Lecce al 28esimo, Brindisi e Foggia rispettivamente al 46esimo e 47esimo posto. I ruoli si invertono se ad essere fotografato è l’indice di permeabilità delle agromafie che raggiunge 100 a Foggia, 66,80 a Brindisi, 44,75 nella BAT, 34,56 a Taranto, 30,75 a Bari e, infine, 25,94 a Lecce.

    “L’olio extravergine di oliva pugliese - dice Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia - è sotto continui attacchi da parte degli agropirati senza scrupoli che 'drogano' il mercato dell'olio extravergine di qualità con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori. Oltre ai furti di rame, prodotti e mezzi agricoli, stiamo registrando fenomeni estorsivi, chiaramente evidenziati dai numerosi tendoni e ceppi di uva tagliati. Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari. I reati contro il patrimonio, quali furto di mezzi agricoli (15%), abigeato (11%), furto di prodotti agricoli (13%), racket (9%), usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, rappresentano la “porta di ingresso principale” della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale”.

    Il volume d'affari complessivo annuale dell'agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. Il rapporto evidenzia che tale stima rimane, con tutta probabilità, ancora largamente approssimativa per difetto, perché restano inevitabilmente fuori i proventi derivanti da operazioni condotte “estero su estero” dalle organizzazioni criminali, gli investimenti effettuati in diverse parti del mondo, le attività speculative poste in essere attraverso la creazione di fondi di investimento operanti nelle diverse piazze finanziarie, il trasferimento formalmente legale di fondi attraverso i money transfer in collaborazione con fiduciarie anonime e la cosiddetta banca di “tramitazione”, che veicola il denaro verso la sua destinazione finale. La filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita, ha tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, come si diceva un tempo, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza 3.0.

    “Masserie, pozzi e strutture letteralmente depredate, chilometri e chilometri di fili di rame – continua Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia - letteralmente volatilizzati lasciando le imprese senza energia elettrica e possibilità di proseguire nelle quotidiane attività imprenditoriali. Capitolo a parte merita il mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, per cui viene illegalmente utilizzato il marchio ‘made in Puglia’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliesi e dei consumatori”.

    Sul fronte della filiera agroalimentare – spiega Coldiretti - le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e la creazione ex novo di reti di smercio al minuto, secondo il quinto Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Nel 2016 si è registrata un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo nostrano dove quasi quotidianamente ci sono furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno prepotente dell’abigeato. Non si tratta più soltanto di “ladri di polli” quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole, con furti di interi carichi di olio o frutta, depositi di vino o altri prodotti come file di alveari, intere mandrie o trattori caricati su rimorchi di grandi dimensioni. A questi reati contro l’agricoltura, secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i nostri fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti i primi da egiziani e i secondi da indiani e pakistani che, pur sapendo proferire a stento poche frasi compiute in italiano, controllano ormai gran parte delle rivendite attive sul territorio.

  • Bene l'export pugliese, ma per l'olio numeri negativi

    finocchiCresce in Puglia nei primi sei mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente l’export della pasta del 5,6%, del 7,7% di frutta e ortaggi conservati, del 2,5% per il vino, mentre sono in calo del 9,3% le esportazioni degli oli per effetto della diminuzione brusca della produzione olearia per effetto delle gelate e della Xylella nel 2018. E’ Coldiretti Puglia a commentare i dati Istat sulle esportazioni, mentre è attesa una piena ripartenza degli scambi con l’estero dell’olio extravergine di oliva in una campagna ottima per qualità e quantità in recupero dell’80% rispetto al crollo del 2018.

    “E’ il successo dell’export legato a precisi distretti produttivi, con Foggia che fa la parte da leone in Puglia, vive una crescita tangibile grazie soprattutto agli sbocchi in Germania e negli Stati Uniti di ortofrutta e conserve che registrano una crescita del 16%”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    “Oltre agli scambi storici e consolidati verso la Germania – aggiunge il presidente Muraglia - la Puglia si è imposta negli ultimi anni in Tunisia, Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia. La specializzazione strutturale dell’ortofrutticoltura pugliese, legata alla spiccata vocazione pedoclimatica, flessibilità e tradizione imprenditoriale, consente di proporre una amplissima gamma di prodotti, supportata dalle grandi performance produttive. Tutto ciò va tutelato e promosso sui mercati italiani e mondiali”.

    Ancora bassa invece la capacità di esportazione in Cina, Russia, Giappone – dice Coldiretti Puglia - un tema su cui impattano problematiche di conservazione degli alimenti, complessità logistica e lontananza dei mercati.

    “L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato – precisa il presidente Muraglia – e rappresenta il 9% dell’export di olio dall’Italia. La Puglia produce oltre il 50% dell’olio extravergine di oliva italiano, con un grande sforzo da parte di olivicoltori e frantoiani di arrivare sui mercati nazionali ed esteri con un prodotto di alta qualità e una rinnovata immagine e visibilità, rispondendo alla crescente domanda mondiale su cui incide la maggiore consapevolezza degli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che anche negli USA è attento alla qualità della propria alimentazione”, commenta il presidente Muraglia.

    Le esportazioni di prodotti agroalimentari dalla Puglia agli Stati Uniti sono aumentate di quasi il 2% nei primi 6 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, mentre l’export dell’agroalimentare pugliese in Russia ha perso oltre 160milioni di euro in 5 anni, a causa dell’embargo totale sancito dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014.

    “Si registra un crollo del 78% in valore dell’agroalimentare esportato, passato da 55 milioni di euro nel 2014 ad 11 milioni di euro nel 2019 – conclude il presidente Muraglia - un blocco dell’export, dunque, molto dannoso per la Puglia”.