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medici

  • Ai medici di famiglia consegnate mascherine non idonee

    ambulatorio“Non sono idonee all’utilizzo sanitario le mascherine inviate ieri agli Ordini dei Medici dalla Protezione civile”. A confermarlo, ora, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Fnomceo, Filippo Anelli, che, ieri pomeriggio, ha diffuso una nota a tutti presidenti d’Ordine dei capoluoghi di regione per invitarli a sospenderne immediatamente la distribuzione e l’utilizzo.

    I 620 mila dispositivi individuali di protezione, prima tranche di un milione di pezzi di mascherine FFP2 per uso sanitario – che, su richiesta della Fnomceo accolta con favore dal ministro della Salute, sarebbero dovute andare a costituire una sorta di ‘riserva straordinaria’, in capo agli Ordini provinciali, per colmare eventuali carenze - erano arrivati in tarda mattinata, tramite corrieri, agli Ordini capoluogo di regione. A seguito però di una prima verifica effettuata da alcuni presidenti d’Ordine, tra i quali lo stesso Anelli, erano sembrate non idonee all’uso sanitario.

    “Abbiamo subito contattato la Protezione Civile, che, dopo ulteriori e approfondite indagini, ci ha confermato che il materiale non era conforme a quello ordinato – spiega Anelli -. Ho ritenuto pertanto di avvisare i presidenti degli Ordini capoluogo di regione, che avrebbero dovuto farsi collettori delle consegne per poi distribuire i dispositivi agli Ordini provinciali, affinché fermassero le procedure”.

    Questa mattina Anelli ha indirizzato una lettera formale al Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, per segnalare l’accaduto, accettare le scuse espresse ieri a voce e, invitarlo, anche in un’ottica di gestione e prevenzione del rischio, a una seria indagine volta ad accertare i fatti.

    “Ci attendiamo che a breve si possa rimediare e che tutti i nostri medici possano contare finalmente su dispositivi idonei ed adeguati all’esposizione professionale – conclude Anelli -. Cogliamo l’occasione per ringraziare ancora una volta il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ci ha confermato la volontà del governo di garantire le mascherine ai medici, sollecitando la Protezione Civile a una nuova fornitura in tempi brevi”.

  • Al lavoro per garantire la sicurezza del personale medico

    Policlinico BariObiettivo: sicurezza del personale medico. Il direttore del Dipartimento Politiche della salute e del benessere sociale della Regione Puglia Giancarlo Ruscitti ha incontrato il presidente dell’Anci Puglia Domenico Vitto per proseguire il confronto e individuare soluzione operative capaci di prevenire i reiterati fenomeni delle aggressioni ai medici della continuità assistenziale.

    La Regione Puglia ha chiesto al presidente di Anci Puglia di sensibilizzare i primi cittadini dei comuni pugliesi affinché si possano individuare luoghi nei quali collocare le sedi di continuità assistenziale, caratterizzati dalla presenza di altre sedi istituzionali, con particolare riferimento ai comandi o sedi di polizia municipale, così da scongiurare l’isolamento fisico dei medici che rischia di favorire comportamenti aggressivi. In questo modo invece si aumenterebbe decisamente la sicurezza del medico.

    Il presidente dell’Anci Puglia Domenico Vitto, condividendo la necessità di porre in essere ogni sforzo per contrastare il clima di insicurezza nel quale si trova ad operare il personale sanitario, anche alla luce degli ultimi episodi di violenza, ha assicurato il massimo impegno della Associazione nella direzione auspicata dalla Regione.  

    Si tratta di un passo importante per garantire la sicurezza delle sedi, che a sua volta è parte del più complessivo disegno di messa in sicurezza delle attività di continuità assistenziale secondo quanto concordato negli incontri con i Prefetti, con i quali è già stato concordata la necessità di dotare i presidi di videosorveglianza. Un percorso avviato quindi anche su sollecitazione delle organizzazioni sindacali dei medici, e per quanto di specifica competenza delle amministrazioni comunali.

    All’incontro ha partecipato anche il dirigente regionale della Sezione Strategie e Governo dell’Offerta Giovanni Campobasso.

  • Al via la campagna contro la violenza sui medici e infermieri

    Labriola PaolaAl via la campagna dell’Ordine dei medici contro la violenza ai danni degli operatori sanitari. Che ricorda come finalmente, a 7 anni dall’uccisione di Paola Labriola, “Il nostro impegno contro la violenza ora è legge.” Venerdì sera a Noicàttaro, per celebrare la Giornata nazionale della violenza nei confronti degli operatori sanitari, verrà proiettato in una prima pugliese il docufilm Notturno.
    È partita lunedì la campagna dell’Ordine dei medici contro la violenza ai danni degli operatori sanitari, che ricorda come finalmente, a 7 anni dall’uccisione di Paola Labriola, “Il nostro impegno contro la violenza ora è legge.” Ad agosto, infatti è stato approvato all’unanimità in via definitiva dal Senato il Disegno di Legge sulla sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari nell’ambito delle loro funzioni. “Con la campagna abbiamo deciso di ricordare la collega Paola perché la sua tragedia è il simbolo di una battaglia che abbiamo condotto come Ordine per anni e che oggi vede finalmente, con l’approvazione del Ddl violenza, un primo risultato tangibile” - dichiara Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari. La campagna, in affissione a Bari, sarà lanciata a partire da oggi anche sui social media media.
    Venerdì sera per celebrare la “Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari in memoria di Paola Labriola” a Noicàttaro, grazie alla collaborazione con il Comune, verrà proiettato in prima regionale il docufilm Notturno. Voluto dalla Fnomceo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza contro i medici e gli operatori sanitari vittime di aggressioni, racconta la passione, la paura e la determinazione di medici in prima linea per scelta ma vittime di una condizione di insicurezza e solitudine. Il racconto, girato di notte durante una guardia medica, mette insieme le testimonianze di medici che sono stati vittime di aggressione con il commento di alcuni giornalisti, intercalandoli con parti di film di finzione. Partecipazioni d’eccezione al docufilm sono quella dell’attrice Maria Grazia Cucinotta, oltre che dei giornalisti Massimo Giletti e Gerardo D’Amico. Al centro del progetto, le voci di medici che hanno subito direttamente violenza durante un turno di lavoro: il dott. Giovanni Bergantin, medico di Medicina Generale, preso a calci e pugni da un paziente; la dott.ssa Ombretta Silecchia, minacciata con una pistola durante l’attività di guardia medica; il dott. Vito Calabrese, marito della dott.ssa Paola Labriola, psichiatra, uccisa da un suo paziente.
    Il Docufilm sarà proiettato l’11 settembre alle ore 20.00 a Noicàttaro, Piazzale Chiesa del Carmine - via del Carmine. Interverranno il sindaco di Noicàttaro, Raimondo Innamorato e il Presidente dell’Ordine dei medici di Bari e della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, oltre alla regista Carolina Boco, al produttore Corrado Azzollini, all’attrice protagonista Isabella Ragno e al marito della compianta Paola Labriola, Vito Calabrese.
    Durante la serata verrà inoltre conferito un attestato di benemerenza per l’attività svolta durante l’epidemia da Covid-19 a Pino Fonzo, medico fiduciario dell’Ordine dei medici di Bari per il Comune di Noicàttaro. Nei prossimi giorni lo stesso riconoscimento verrà consegnato a tutti i medici fiduciari dell’Omceo Bari, che - primo Ordine in Italia - ha istituito questa figura di raccordo tra la professione medica e gli enti locali per la tutela della salute pubblica. I medici fiduciari dell’Ordine hanno svolto e tuttora svolgono un’attività fondamentale per il contenimento e la gestione dell’epidemia all’interno dei COC (Centri Operativi Comunali). 

  • Altri due medici pugliesi morti dopo aver contratto il Covid-19

    coronavirus trasparenteE’ di ieri la notizia della morte di altri due medici: Michele Cicchelli, pediatra di Bisceglie e Giuseppe Grosso, classe 1955, originario di Celenza Valfortore e responsabile della medicina specialistica e protesica presso il Distretto di Lucera. Il computo dei medici pugliesi morti dall’inizio della pandemia sale così a 9.

    “Ai cittadini dico: attenzione ai tamponi da i te! Sono molti i pugliesi che ricorrono al “fai da te” con i tamponi rapidi, magari perché pensano di aver avuto un contatto a rischio”: è l’allerta lanciata da Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari. “Si tratta di dispositivi che, se non usati correttamente, possono dare l’illusione della sicurezza e quindi aumentano il livello del rischio: dopo un risultato negativo, si è indotti erroneamente a pensare di poter riprendere la solita vita, senza le opportune precauzioni. Questo è sbagliato e pericoloso. Invito tutti i cittadini a consultare sempre il loro medico di famiglia”.
    Anelli commenta anche l’iniziativa di alcuni sindaci della Murgia che hanno chiesto alla Regione nuove restrizioni a causa degli indici particolarmente elevati di contagio: “Il mio sostegno va ai sindaci pugliesi per il grande senso di responsabilità e il contributo importante che stanno dando per contenere epidemia e ridurre i lutti e le sofferenze dei nostri concittadini. A nome di tutto il consiglio dell’Ordine ringrazio per il loro impegno e dedizione anche i medici fiduciari dell’Omceo Bari, che stanno sostenendo le iniziative delle amministrazioni locali nei COC. Tutta la professione medica oggi è impegnata a contenere questa seconda ondata che non sembra volersi arrestare. Dal 1 novembre sono mille i morti, vittime del Covid-19 nella nostra regione. Un numero di vittime che non avevamo mai pensato di raggiungere. Oggi serve rigore e coesione per ridurre al massimo i danni e le conseguenze di questa terribile pandemia. Ringrazio tutti i colleghi che con grande senso di responsabilità e attaccamento al dovere professionale e deontologico oggi mettono a disposizione del sistema le loro competenze e consentono a tanti cittadini di affrontare la malattia. - conclude Anelli - “In queste ultime ore il nome di altri due medici pugliesi si è aggiunto alla lunga lista dei medici morti a causa della pandemia. Alle loro famiglie vanno le mie sentite condoglianze”.

  • Ambulatori e medici di famiglia verso la normalità

    ambulatorioSono state rese note ieri dalla Regione le nuove modalità di accesso agli ambulatori di medici di famiglia e di pediatri di libera scelta.

    Da lunedì l’assistenza continuerà ad essere svolta prevalentemente per appuntamento, previo contatto e valutazione telefonica. Spetterà al medico di assistenza primaria o al pediatra di valutare la necessità di effettuare la prestazione in ambulatorio. 

    Non è possibile accedere in ambulatorio per richieste di prescrizioni di farmaci o esami diagnostici. La richiesta della prescrizione deve pervenire per via telematica e/o telefonica. Le ricette saranno inviate attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico, email o sistemi di messaggistica. Il ritiro delle prescrizioni non dematerializzabili dovrà invece avvenire previo appuntamento e all'esterno dell'ambulatorio.

    Le indicazioni per l’accesso agli ambulatori da parte dei pazienti sono le seguenti: i pazienti con febbre e/o sintomatologia riconducibile a Covid-19 non possono accedere all’ambulatorio. 

    Gli appuntamenti devono essere programmati in modo da evitare o ridurre al minimo lo stazionamento del paziente in sala d'attesa; non sarà possibile l'accesso di un accompagnatore all'interno dell'ambulatorio, se non in casi necessari ed autorizzati dal medico (in presenza di minori, pazienti fragili e non autosufficienti); all'arrivo, l'assistito deve fermarsi all'ingresso in area delimitata per detergere le mani e per indossare un paio di guanti e mascherina chirurgica.

    Da 25 maggio, e comunque da quando le AA.SS.LL. saranno in grado di dotare i medici specialisti pediatri dei necessari DPI, riprenderà anche l’attività ordinaria ambulatoriale del Servizio di Consulenza Ambulatoriale Pediatrica (SCAP), con modalità di accesso dei pazienti analoghe a quelle degli ambulatori dei pediatri di libera scelta. 

    Sempre dal 25 maggio riprendono anche le prestazioni domiciliari programmate e le prestazioni domiciliari non differibili per l’Assistenza Primaria e la Pediatria di libera scelta, per pazienti che non possono accedere all'ambulatorio, previo triage telefonico che escluda sintomatologia riconducibile a COVID 19. Si tratta di prestazioni importanti perché rivolte a pazienti fragili il cui monitoraggio clinico è fondamentale e per i quali finora i medici di famiglia hanno potuto garantire solo attività di assistenza indifferibili. 

    Per le attività ambulatoriali della continuità assistenziale saranno erogate sempre previo appuntamento e/o contatto citofonico. L'accesso all'interno dell'ambulatorio non è consentito all’accompagnatore, se non nei casi necessari ed autorizzati dal medico. Nei casi in cui non sarà ritenuto necessario l’accesso in ambulatorio, il medico di C.A. potrà avvalersi di un consulto a distanza. Per accedere all’ambulatorio è indispensabile che l’assistito indossi la mascherina chirurgica e si fermi all’ingresso per detergersi le mani con soluzione alcolica igienizzante.

    Le attività domiciliari della continuità assistenziale non differibili per pazienti che non possono accedere all’ambulatorio, riprenderanno previo triage telefonico che escluda sintomatologia riconducibile a COVID 19. L’assistito dovrà essere solo, in una stanza sufficientemente areata e con mascherina chirurgica e guanti già indossati.

    "Ora è urgente che le AA.SS.LL. attivino percorsi per mettere a regime l'attività dei medici di medicina generale, definendo anche le modalità di fornitura dei DPI previste dalla Regione - commenta Nicola Calabrese, Segretario Fimmg Bari - noi medici non abbiamo mai smesso di fornire assistenza a pazienti, utilizzando al meglio tutti gli strumenti tecnologici per garantire videoconsulti, telemonitoraggio e telemedicina. Ora siamo pronti a ripartire anche per le attività domiciliari e per la gestione della cronicità".

  • Ambulatori senza medici, la Fimmg non condivide

    Ambulanza Croce Rossa“Sostituire i punti di primo intervento con ambulatori che non prevedono la presenza di un medico non è una soluzione, perché non segue un modello di assistenza territoriale organico e - cosa ancor più grave - non risponde adeguatamente ai bisogni di salute dei cittadini”: commenta così Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari e vice segretario nazionale Fimmg, la annunciata apertura da parte della Asl Bari di ambulatori infermieristici in 5 località del barese dove erano stati chiusi i PPI.

    “Esiste già il modello del Care Puglia, una best practice a livello nazionale, che propone un’assistenza territoriale flessibile – continua Calabrese - è tutto sviluppato all’interno del sistema sanitario pubblico e consente di offrire assistenza continua anche ai pazienti cronici in modo personalizzato, anche a domicilio. Non si capisce perché si cerchino soluzioni alternative, in modo assolutamente estemporaneo e non adeguato”.

    Il Care Puglia 3.0 delle cure territoriali pone la responsabilità della presa in carico nei mini team degli studi di medicina generale con la loro struttura organizzativa - medico, infermiere e assistente di studio. Grazie a progetti sperimentali, c'è stato un potenziamento dell’ADI, l’assistenza domiciliare integrata, agli ultra 65enni, passata dal 1,8% del 2010 al 3,1% del 2016, stando ai dati del Ministero della salute.

    Il modello si basa sulla prossimità e capillarità territoriale - gli ambulatori dei medici di famiglia sono presenti infatti su tutto il territorio, anche nei piccoli comuni - e consente di erogare all’interno degli studi medici diverse prestazioni, tra cui quelle di diagnostica di primo livello.

    “Al momento solo il 15% dei medici di famiglia ha la possibilità di assumere un infermiere, mentre siamo al 50-60% per i collaboratori di studio. Se questo modello venisse esteso a tutti i 3300 medici di famiglia pugliesi, si potrebbe far crescere l’assistenza domiciliare integrata, un parametro su cui la Puglia è in sofferenza rispetto agli indicatori ministeriali”, conclude Calabrese. Inoltre, gli infermieri assunti negli studi medici, non essendo dipendenti della Asl, non inciderebbero sulla spesa legata alla dipendenza.

    Laddove hanno chiuso gli ospedali, invece, Fimmg propone lo sviluppo dei CPT (Centri polifunzionali territoriali), in cui medici di medicina generale sono presenti per 12 ore insieme ad infermieri e collaboratori e offrono assistenza domiciliare, diagnostica di I livello attraverso la telemedicina, prelievi, medicazioni. Il tutto gratuito e senza ticket.

    “L’attuale situazione di crisi del sistema sanitario crea sofferenza nei medici di famiglia, di continuità assistenziale e di emergenza e non consente di garantire un’adeguata assistenza ai pazienti – aggiunge Donato Monopoli, segretario Fimmg Puglia - Per questo Fimmg ha annunciato lo Stato di agitazione. I cittadini hanno diritto ad un’assistenza territoriale capillare ed efficiente, che non può esserci senza medici”.

  • Anche in Puglia disponibili gli anticorpi monoclonali

    coronavirus ambulanzaI medici di medicina generale hanno a disposizione gli anticorpi monoclonali per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19. Già autorizzati dall’AIFA il 9 marzo scorso, sono stati messi a disposizione dei medici del territorio grazie a una determina della Regione Puglia. Si tratta di farmaci a base di anticorpi specializzati nel riconoscimento degli antigeni del SAR-COV 2, che vengono prodotti a partire da cellule immunitarie prelevate dal plasma di pazienti convalescenti.

    “Sono uno strumento fondamentale per ridurre le complicanze del Covid, soprattutto nei soggetti più fragili”, commenta Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari. Saranno infatti usati sui pazienti obesi, soggetti sottoposti a dialisi, diabetici con complicanze, pazienti con una immunodeficienza e tutti gli ultra 65 che hanno almeno un fattore di rischio.
    L’anticorpo monoclonale che sarà utilizzato, attraverso infusione endovenosa, è il Bamlanivimab. La selezione dei pazienti da sottoporre a terapia con anticorpi monoclonali sarà a cura del medico di medicina generale: dovranno essere pazienti con le fragilità elencate sopra. Inoltre, possono essere sottoposti a terapia solo pazienti affetti da Covid con lievi o moderati sintomi di recente insorgenza.
    Il medico di medicina generale dovrà segnalare i pazienti selezionati ai centri di riferimento che lo prenderanno in carico per la somministrazione del farmaco.
    “È la prima grande opportunità terapeutica che il medico di medicina generale può utilizzare contro il Covid-19, capace di cambiare la storia clinica della malattia riducendo i rischi di ricovero e di complicanze in un momento particolare quale quello attuale in cui la carenza dei vaccini non permette di contenere la diffusione della malattia - spiega Anelli - L’uso degli anticorpi monoclonali rischia però di essere compromesso dalla grave carenza dei tamponi per la diagnosi precoce di Covid-19. Una carenza più volte segnalata dalle associazioni di categoria. Oggi ci sono pazienti che aspettano di fare un tampone per settimane. Auspichiamo che le autorità sanitarie intervengano individuando ad horas soluzioni per risolvere il problema della diagnosi precoce e quindi per l’avvio dei trattamenti con anticorpi monoclonali”.

  • Anche per i giudici non è possibile una sanità senza medici

    centoluifnom2 2L' Ordine dei medici di Bari e la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) esprimono “amara soddisfazione” per le sentenze del Tar di Bari (566, 569, 571, 572 del 2018, Seconda Sezione, presidente Adamo) che hanno bocciato le dotazioni organiche delle Asl approvate dalla giunta Vendola tra 2011 e 2012, e nei fatti tuttora vigenti, perché non garantiscono la presenza del numero minimo di medici necessari a coprire i Livelli essenziali di assistenza.
    In particolare, condivide il principio della sentenza secondo cui il vincolo finanziario «resta un mezzo, non certo il fine delle scelte politico-amministrative della Regione in materia sanitaria». Ancora durante l’ultimo Consiglio nazionale, la Federazione ha ribadito che la tutela del diritto alla salute dei cittadini si garantisce se il sistema sanitario persegue obiettivi di salute e non obiettivi di bilancio, come purtroppo è accaduto negli ultimi anni a causa di un modello aziendalista di gestione della Sanità. Con i risultati che tutti conosciamo: sempre meno medici, sempre più anziani, sempre più ‘sfruttati’. Sino ad arrivare, a breve, al collasso del sistema, che non sarà più in grado di garantire ai cittadini un’assistenza di qualità.
    “Sembra ormai che siano rimasti solo i giudici, i medici e i cittadini a credere che il fine ultimo della Sanità sia la salute dei cittadini e che i vincoli di bilancio siano solo un mezzo e non certo un fine del sistema.” - commenta Filippo Anelli, presidente Fnomceo e Omceo Bari - “Mi ricordo di altri momenti della nostra storia in cui la magistratura ha dovuto svolgere funzioni di supplenza rispetto alla politica. Quando questo accade, è sempre un brutto segnale: è il segnale di un sistema che non solo non funziona, ma che nemmeno è capace di riformarsi. La sentenza non fa altro che certificare una verità che è sotto gli occhi di tutti – continua Anelli -: a livello nazionale c’è una drammatica carenza di personale medico che non riesce più a garantire la salute ai cittadini. E allora si può pensare di spostare il personale da una struttura ad un’altra, ma i numeri sono sempre quelli, indipendentemente dal modello di Sanità che si scelga di attuare. A meno che il modello cui punta la Regione Puglia, insieme a molte altre Regioni,  sia una Sanità senza medici. Di fronte a questo scenario – aggiunge - perdura il conflitto tra Stato e Regioni sulle priorità sulle quali investire i fondi vincolati agli obiettivi di piano: il Governo vorrebbe che i 40 milioni di euro disponibili fossero destinati all’aumento delle borse di studio per la formazione dei medici, per supplire alle carenze di medici di medicina generale, ma anche di specialisti che si prospettano nei prossimi anni. Le Regioni vorrebbero invece dirottare i fondi verso altre priorità e chiedono allo Stato di stanziare dotazioni finanziarie aggiuntive per le borse di studio. E chi fa le spese di questo braccio di ferro? I medici e i cittadini”.
    Per questo, in attesa che la Commissione Salute della Conferenza Stato Regioni si riunisca, la Fnomceo ha deciso di lanciare una campagna di comunicazione sui social per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare l’azione del Governo rispetto al problema della carenza di medici.
    “ Centenari” - questo il titolo della campagna - ritrae due medici molto anziani accompagnati dall’headline “Sanità Pubblica senza medici entro 10 anni. I medici vanno in pensione senza essere sostituiti. Chiediamo al Governo di agire subito”.

  • Anelli confermato presidente dell'Ordine dei medici

    Anelli caduceoSi sono svolte ieri le elezioni delle cariche del nuovo consiglio direttivo dell’Ordine dei medici di Bari. Confermati all’unanimità presidente Filippo Anelli e vicepresidente Franco Lavalle. Eletto segretario Giuseppe D’Auria. Alessandro Nisio, appena confermato presidente della Commissione Albo Odontoiatri, è stato invece investito della carica di tesoriere.
    Il presidente Anelli ha focalizzato il suo discorso di apertura sulla necessità di passare ad una fase operativa di confronto con la Regione e di dare attuazione al protocollo d’intesa firmato un mese fa: “Al primo posto sul tavolo di confronto devono esserci tutti i nodi legati al contenimento della pandemia di Covid-19. Occorre ampliare l’offerta del vaccino antinfluenzale, oltre che negli studi dei medici di medicina generale anche negli ambulatori specialistici e di guardia medica. Inoltre, in previsione di una malaugurata crescita dei dati di contagio, occorre fare una verifica delle scorte di DPI e delle modalità di distribuzione di tutti i presidi, per rassicurare tutti gli operatori sanitari e metterli nelle condizioni di poter portare avanti con serenità e in sicurezza il proprio lavoro, che abbiamo visto essere fondamentale ai fini del contenimento dell’epidemia”, aggiunge Anelli.
    Il presidente dell’Ordine dei medici ha inoltre sottolineato come attenzione particolare debba essere riservata alla scuola, una delle priorità in questa fase di convivenza con il virus: “Vogliamo proporre alla Regione l’impiego in ambito scolastico dei tamponi immunologici, i cosiddetti tamponi rapidi. Si tratta di test approvati dall’ISS, che consentono di ottenere una risposta sicura in pochi minuti. Potrebbero somministrarli i medici scolastici, consentendo ai singoli studenti di non saltare giorni di scuola e ai dirigenti scolastici di avere risposte immediate per l’isolamento di eventuali cluster”, ha proposto Anelli.
    L’Ordine porterà al tavolo di confronto regionale anche il tema la revisione del regolamento  per l’apertura degli studi di odontoiatria e la formazione, con la richiesta di aumentare le borse di studio post laurea, di lavorare a una rete formativa che coinvolga anche gli ospedali e garantire la qualità del corso di formazione specifica in medicina generale, con più risorse.

  • Bari ricorda l'assurdo sacrificio di Paola Labriola

    Labriola PaolaSei anni senza Paola Labriola: era il 4 settembre 2013 quando la psichiatra barese, che aveva per anni e in più occasioni denunciato la mancata sicurezza del luogo di lavoro, veniva assassinata da un suo paziente con settanta coltellate. A lei, come simbolo di tutti i medici, gli infermieri e gli altri professionisti della sanità che ogni giorno sono vittima di aggressioni, è dedicata la Giornata nazionale contro la violenza verso gli operatori sanitari, che, organizzata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) insieme all’Ordine dei Medici territoriale, si celebrerà a Bari il prossimo 13 settembre e si concluderà, alle 20, presso l’Auditorium “Nino Rota” del Conservatorio “N. Piccinni”, con il Concerto di musica orchestrale dell’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari, diretta da Alfonso Girardo. Quest’anno, protagonista sarà il ricordo di Pino Daniele, le cui canzoni, riarrangiate, saranno interpretate da Francesca Leone, Giuseppe del Re, Savio Vurchio. Special guest, Guido Di Leone, musicista jazz e chitarrista.

    “Vogliamo ricordare Paola Labriola come martire della Professione medica – ha affermato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli -. La sua tragedia ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione drammatica che molti medici affrontano quotidianamente sul posto di lavoro, in condizioni di sicurezza precarie. Il suo sacrificio non sia dimenticato”.

    E proprio la storia di Paola Labriola, raccontata attraverso una lettera postuma della figlia Ilaria, apre il corso C.A.R.E. - Consapevolezza, Ascolto, Riconoscimento, Empatia -, incentrato sulle tecniche per disinnescare i comportamenti violenti, che, offerto gratuitamente dalla Fnomceo a tutti i medici tramite il sito della Fondazione Pietro Paci e dalla Fnopi (la Federazione degli Ordini delle Professioni infermieristiche) a tutti gli infermieri sulla piattaforma Fadinmed, sarà presentato in una conferenza stampa congiunta delle due Federazioni alle 12 del 13 settembre presso la sede dell’Ordine dei Medici di Bari, in via Capruzzi 184.

    Il 12 settembre, invece, sempre presso la sede dell’Ordine, si riunirà il Comitato Centrale della Fnomceo, dedicato all’incontro con l’Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, per la presentazione dell’Atlante sulle disuguaglianze di salute, e con l’Aress (l’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale). I lavori del Comitato proseguiranno la mattina del 13. Ancora il 13, alle 14, inizieranno, per concludersi il giorno successivo, le ormai tradizionali Giornate sulla Formazione del medico, giunte alla loro quinta edizione. Argomento di quest’anno, “Formazione, linee guida, economia, diritto e regionalismo differenziato: come incidono sulla Formazione medica?”.

  • Calci e pugni ai medici del pronto soccorso che volevano trasferire suo figlio

    ambulanzaHa inveito pesantemente contro i presenti, accusando i medici di perdere tempo prezioso e minacciandoli duramente. Contestualmente aggrediva fisicamente i due dirigenti medici in servizio con calci e pugni e si scagliava contro le suppellettili d'arredo del Pronto Soccorso, sollevando una scrivania e facendo cadere a terra il computer.

    E’ quanto accaduto a mezzogiorno di ieri mattina al Pronto Soccorso di Molfetta dov’era giunto minore di anni 4 accompagnato dai genitori. Dopo una prima valutazione da parte dei sanitari del il bambino veniva inviato a consulenza pediatrica presso l’Ambulatorio di Pediatria dello stesso nosocomio. A seguito della valutazione pediatrica, il minore veniva ricondotto in Pronto Soccorso per un trasferimento presso altra sede per gli approfondimenti clinico-diagnostici del caso ed eventuale ricovero. Ma mentre il personale sanitario prestava l'assistenza del caso al piccolo minore e predisponeva il trasferimento presso altra struttura preventivamente contattata e idonea all'accoglienza del bambino, il padre ha creato il caos.

    Mentre altri operatori del Pronto Soccorso cercavano di calmare l’uomo, venivano allertate le forze dell'ordine che intervenute hanno prontamente portato in caserma l’aggressore per i provvedimenti del caso.

    Nonostante le condizioni successive all'aggressione, i medici hanno comunque garantito e disposto il trasferimento del piccolo in altra struttura ospedaliera con l'ausilio di altro medico che ne ha garantito l'assistenza durante il trasporto.

    “In questa vicenda – spiega il manager della Asl, Antonio Sanguedolce - oltre che condannare il gesto dell’aggressore è opportuno mettere in evidenza l’abnegazione dei medici aggrediti che sentiti telefonicamente mi hanno comunicato la volontà di rientrare al più presto a lavoro. Il senso di appartenenza alla propria Azienda e al proprio lavoro da parte di questi due medici, dimostra il grande valore umano e professionale delle persone che quotidianamente operano nella sanità”.

  • Caos campagna vaccinale, protestano i medici di famiglia

    Calabrese fimmgLa mancanza di certezza sulle forniture mette infatti a rischio anche le seconde dosi di pazienti fragili, come già accaduto per esempio con gli insegnanti, che avrebbero dovuto ricevere la seconda dose entro la decima settimana e invece la riceveranno ben oltre le 12 settimane.

    E’ l’appello che i medici di famiglia aderenti alla Fimmg Bari hanno rivolto oggi in una giornata di protesta.

    La Fimmg chiede inoltre regole certe rispetto a chi vaccinare. Non devono più verificarsi interferenze che sabotano la macchina organizzativa, come i ricorrenti ‘vax day’ destinati a pazienti con particolari patologie, già contattati dalla medicina di famiglia e la cui vaccinazione è già stata programmata. Così si rende inutile il lavoro dei medici di medicina generale e in molti casi si “salta la fila” rispetto ai criteri di priorità stabiliti a livello nazionale. Chiede inoltre regole certe rispetto ai conviventi e ai caregiver per poter finalizzare al massimo la strategia vaccinale evitando inutili conflittualità con i pazienti.

    “Prendiamo atto positivamente delle scuse del Presidente Emiliano dirette ai medici di famiglia. E registriamo positivamente la direttiva del Direttore generale della ASL BARI che, nel riconoscere il contributo che la medicina generale sta dando alla campagna vaccinale della ASL, ha bloccato oggi il dirottamento delle dosi di vaccino verso gli hub per restituirle ai medici di famiglia a cui erano destinate e quindi alla vaccinazione dei pazienti fragili”, ha dichiarato oggi Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari.

    E’ stato spiegato che le 12mila dosi Pfizer che erano destinare alla medicina di famiglia equivalgono a 12 dosi di vaccino a medico, contro i 250mila soggetti fragili che devono essere vaccinati dalla medicina generale nell’Asl Bari. Vuol dire almeno 250 dosi a medico per la prima dose, senza contare i caregiver. Come dire una goccia nel mare, che risolve l’ennesimo incidente di percorso ma non le criticità organizzative che l’hanno causato. Criticità che hanno provocato gli ennesimi disagi: i medici hanno dovuto prima disdire gli appuntamenti, poi richiamare i pazienti per fissare un nuovo appuntamento quando l’Asl ha fatto dietrofront.

    “Esprimo solidarietà ai colleghi della medicina generale - ha detto Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari, che è intervenuto all’evento - “Servono regole certe e chiare, altrimenti non si può garantire l’esercizio della professione medica. Le scuse del Presidente Emiliano e l’intervento del Direttore Sanguedolce sono un buon presupposto per avviare un confronto che conduca ad una soluzione”.

    “Siamo qui proprio perché vogliamo garantire i target della vaccinazione e cioè vaccinare i soggetti più deboli. Abbiamo bisogno di segnali certi di superamento della precarietà nell’organizzazione e nella logistica per passare ad un’organizzazione ed ad una logistica strutturalmente integrate nel piano vaccinale regionale che consenta alla medicina generale di raggiungere il proprio target in un tempo certo: l’obiettivo deve essere vaccinare tutti i soggetti fragili nel più breve tempo possibile – ha aggiunto Calabrese - . Abbiamo vaccinato, con gravi disagi, 105.000 pazienti fragili di cui circa il 30% a domicilio; 35.000 in ASL BARI. Abbiamo vaccinato in 15 giorni il 10% di tutti i vaccini somministrati in Puglia nell’arco di quattro mesi. Il contributo che stiamo dando alla campagna vaccinale è fondamentale. Abbiamo bisogno di certezza sulla regolarità della fornitura dei vaccini e sulle quantità e pretendiamo di essere considerati destinatari prioritari dei vaccini, perché hanno priorità i pazienti fragili che noi dobbiamo vaccinare”.

  • carenza di medici, l'Ordine non condivide la proposta di Emiliano

    Anelli caduceo“Togliere il numero chiuso a medicina non risolverebbe la carenza attuale di specialisti nel nostro territorio e finirebbe solo col far aumentare le fila di medici formati che emigrano al Nord o all’estero”: risponde così Filippo Anelli, presidente Omceo Bari, all’ipotesi avanzata ieri dal Governatore Michele Emiliano di eliminare il numero chiuso alla Facoltà di Medicina.

    “Al momento abbiamo diecimila medici “sospesi” in un limbo dovuto all’imbuto formativo: sono laureati ma non possono terminare la formazione e accedere al mondo del lavoro perché mancano le borse di specializzazione” spiega Anelli. 

    “Chiediamo al presidente Emiliano di sostenere la proposta della Fnomceo all’interno della Conferenza delle Regioni e di chiedere al Governo un intervento straordinario per finanziare 10mila borse di studio per specialisti e per la medicina generale, introducendo il principio che ad ogni laureato in medicina debba essere garantito l’intero percorso formativo - puntualizza Anelli - Chiediamo inoltre interventi per colmare le disuguaglianze di salute e lo sblocco dei contratti per rendere attrattivo il lavoro nel servizio sanitario nazionale ed evitare che i medici preferiscano il privato”.

    Il recente sblocco del tetto di spesa per il personale, con la parametrazione sui livelli del 2018 aumentati fino a un massimo del 5%, è servito a dare ossigeno soprattutto alle regioni del nord. Non risolve però il problema della carenza dei medici soprattutto nel Meridione. 

    “Il ricorso ai medici in pensione, come sta avvenendo in Veneto, e ai medici stranieri è un pannicello caldo e non una soluzione - conclude Anelli - Occorre invece prendere atto della gravissima carenza di medici e porre in essere un intervento straordinario che affronti efficacemente il problema, attraverso una stima dei fabbisogni degli specialisti e un finanziamento delle borse, in modo tale da metterci nelle condizioni, tra cinque anni, di avere una dotazione di personale adeguata ai bisogni di salute del nostro territorio”.

  • Coronavirus, arriva il sostegno psicologico per i medici

    Policlinico BariUna linea telefonica di sostegno psicologico dedicata agli operatori sanitari. Il Policlinico di Bari ha deciso di istituire uno sportello di ascolto per i propri dipendenti con l’obiettivo di contenere lo stresso emotivo e stemperare gli effetti di rischio, incertezza e lavoro incessante legati all’emergenza Covid-19. Lo sportello, disponibile a distanza attraverso un numero telefonico dedicato, sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. A gestirlo saranno 12 psicologi che ruoteranno in più turni.

    I professionisti saranno a disposizione del personale sanitario alle prese in questi giorni con la gestione dello stress pratico ed emotivo legato a diversi fattori. Da un lato l’incremento notevole delle richieste di assistenza, dall’altra il rischio di infezione con la paura di trasmetterla ai propri familiari, amici e agli altri colleghi sul lavoro. A questo si aggiungono la difficoltà di lavorare con attrezzature scomode e a limitata mobilità, le richieste emotive da parte del paziente solo e il vissuto emotivo degli operatori sanitari tra stanchezza, insonnia, frustrazione e dolore.

    “Il Policlinico ha voluto attivare, con la modalità dello smart working, uno sportello di ascolto e di sostegno per medici, infermieri e operatori sanitari che da giorni e con spirito di sacrificio stanno assistendo i pazienti affetti da Covid19 – dichiara il direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore – Il momento di grande emergenza, inoltre, ha costretto tutti a cambiare la propria routine e le proprie abitudini e lo stravolgimento della quotidianità si aggiunge allo stress in corsia: per questo abbiamo voluto offrire a tutto il personale del Policlinico uno spazio di ascolto e di accompagnamento nella ricerca di soluzioni”.

    La logica dell’intervento psicologico è di un ascolto empatico del vissuto traumatico per garantire sostegno e motivare l’operatore all’assistenza. Il servizio di consulenza psicologica si farà carico del contenimento e del supporto emotivo e effettuerà un’attenta valutazione dello stato emotivo psicologico e relazionale degli operatori, rilevando i fattori di rischio e di protezione, funzionali alla gestione dello stress.

    “Nei momenti di grande crisi come quelli legati alle pandemie, in cui vi è un incremento dei carichi di lavoro, la gestione dello stress avviene secondo le caratteristiche individuali di personalità, alcune delle quali potrebbero essere meno che efficaci. A questo scopo il Policlinico ha messo in atto un’iniziativa lodevole che è quella di cercare di proteggere i propri dipendenti da una gestione non efficace del duplice stress, sia emotivo che lavorativo” spiega il professor Alessandro Bertolino, direttore della Unità operativa complessa di Psichiatria del Policlinico di Bari.

    Gli psicologi guidati dalla dottoressa Maria Grazia Foschino e dalla professoressa Maria Fara De Caro struttureranno interventi di gestione della sintomatologia traumatica, potenziando l’empowerment e la resilienza. Inoltre, saranno fornite all’operatore indicazioni sulle strategie di gestione dello stress, quali ad esempio: soddisfare i bisogni fisiologici primari; ritagliarsi momenti in cui staccare per ricentrarsi e abbassare il livello di tensione, ricorrendo a esercizi respiratori, focalizzando l’attenzione su altro, nei rari momenti liberi; concedersi un po’ di riposo dai pazienti, ovvero fare qualcosa di estraneo al lavoro che si percepisca come confortevole, divertente o rilassante; connettersi con i colleghi; comunicare in modo costruttivo; contattare la famiglia; aggiornarsi; limitare l'esposizione ai media.

    Lo sportello di ascolto aiuterà tutti gli operatori sanitari del Policlinico di Bari che dovessero avvertirne l’esigenza a svolgere con maggiore resilienza il proprio lavoro in questo momento di alto stress emotivo generalizzato.

  • Coronavirus, i medici di famiglia puntano sul triage telefonico

    ambulatorio NoicattaroCon una nota il Dipartimento Salute della Regione Puglia ha comunicato i protocolli operativi condivisi con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per la gestione dei casi sospetti di Coronavirus. L'obiettivo è favorire il triage telefonico ed evitare concentrazioni dell'utenza negli ambulatori e negli studi medici, che potrebbero accelerare il contagio.
    Per quanto riguarda i medici di famiglia, i pazienti con sintomi influenzali (febbre, tosse, raffreddore) sono quindi invitati a non recarsi negli ambulatori ma a telefonare al proprio medico per una prima valutazione a distanza.
    Cambia anche l'attività per la continuità assistenziale (guardia medica) e per lo SCAP (Servizio di consulenza ambulatoriale pediatrica): "Limitatamente alla fase emergenziale, - rilegge nella nota - è stato concordato e convenuto con i MMG ed i PLS, in sede di CPR congiunto, che l'attività ambulatoriale per la Continuità assistenziale e per gli SCAP, pur rispettando gli orari di apertura previsti dagli accordi integrativi regionali, non sono da considerarsi ad accesso diretto, ma presuppongono un triage telefonico o citofonico, con l'obbligo della compilazione della scheda 'triage telefonico' e del rispetto delle procedure ivi richiamate”.
    I cittadini che negli ultimi 14 giorni abbiano transitato in aree con focolai di Coronavirus devono autosegnalarsi presso il proprio medico curante o il Dipartimento di prevenzione della ASL della provincia in cui alloggiano. Le istruzioni e il modulo con cui effettuare l'autosegnalazione sono disponibili sul sito Puglia Salute al seguente link: https://www.sanita.puglia.it/web/pugliasalute/autosegnalazione-coronavirus

  • Covid, l'Ordine dei medici contrario alla autoanalisi

    coronavirus 15“Non condividiamo l’idea che i test sierologici per Covid-19 possano essere autosomministrati. Nell’attuale contesto epidemiologico, l’indicazione dovrebbe rimanere nella disponibilità del medico”. A parlare è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli.

    “La prescrizione di questi test deve, infatti, essere correlata con il quadro clinico, e questo compete al medico – spiega -. Inoltre, l’esito del test è, per il medico, utile indicatore sia per una diagnosi differenziale, sia per una successiva prescrizione del tampone, sia per mettere in campo tutte le necessarie procedure per il tracciamento dei casi e dei contatti. Siamo quindi fortemente perplessi su un’autoanalisi, che rischierebbe di falsare il quadro epidemiologico della Covid-19”.

    “I test sierologici, se fatti su larga scala e con modalità di screening, possono infatti essere un utile indicatore epidemiologico per stabilire, ad esempio, il tasso di letalità – conclude -. La gestione da parte del medico permette inoltre l’individuazione e il controllo dei focolai. L’autoanalisi, con successiva auto-diagnosi, al contrario, potrebbe inoltre dare al paziente un senso di falsa sicurezza, inducendolo a trascurare i successivi approfondimenti o le precauzioni per evitare di diffondere il contagio”. 

  • Da martedì medici ed odontoiatri a disposizione dei bisognosi

    ambulatorioÈ stato approvato dalla giunta comunale il protocollo d’intesa tra il Comune di Bari e l’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Bari per l’attivazione di un servizio di counselling sanitario da espletarsi per via telefonica in favore di tutte le persone che si trovano sul territorio comunale in condizioni di fragilità e necessitano di assistenza o chiarimenti di tipo sanitario.

    Questo accordo nasce dalla volontà di offrire alla comunità un servizio di assistenza qualificata domiciliare telefonica che accompagni i cittadini in difficoltà in un percorso di conoscenza e cura adatto.

    Per questo il Comune di Bari, in considerazione dell’importanza del servizio che verrà espletato in forma volontaria dall’OMCeO della Provincia di Bari a favore di tutta la cittadinanza, si impegna a mettere a disposizione 4 cellulari, con relative utenze telefoniche, da utilizzare esclusivamente per l’espletamento del servizio di “counselling sanitario”. L’ordine, invece, metterà a disposizione del servizio un congruo numero di medici volontari al fine di provvedere all’assistenza in favore di tutti i soggetti che si trovino sul territorio comunale e abbiano bisogno di aiuto o chiarimenti di tipo sanitario.

    Il servizio sarà erogato sulla base delle intese operative definite dal Comune e dall’ordine che le parti definiranno nel corso dell’attività.

    Il protocollo d’intesa ha validità fino al 31 maggio, e comunque sino alla data stabilita dall’eventuale proroga del predetto termine di efficacia delle misure attualmente vigenti.

    Le attività avranno inizio domani, martedì 14 aprile, e si svolgeranno tutti i giorni, eccetto la domenica, dalle ore 9 alle 20. I numeri a disposizione dei cittadini sono i seguenti: 333 6146604, 333 6147191, 333 6146984 e 333 6146752.

    L’iniziativa dell’ordine si aggiunge al contributo volontario e alle attività messe in campo dall’associazione Medici con il Camper.

    “Questa nuova e preziosa collaborazione, per cui ringrazio l’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Bari, si aggiunge al lavoro effettuato dai medici che, rispondendo al nostro appello, hanno attivato una linea telefonica per supportare i cittadini - spiega l’assessore al Welfare Francesca Bottalico -. A partire da domani saranno attivate altre 4 linee proprio per rispondere alle tantissime richieste dei cittadini, che non hanno bisogno solo di beni di prima necessità ma anche di essere ascoltati. Capita spesso, infatti, che richiedano consulti su questioni relative alla salute vista l’attuale difficoltà di raggiungere i presidi sanitari. In questo modo allarghiamo la rete “professionale” della solidarietà in maniera tale da essere vicini a tutti quei cittadini in situazioni sanitarie particolarmente complicate e che oggi sono obbligati a restare a casa”.

    “Si tratta di un importante servizio sociale con cui si offre un supporto qualificato di informazione e di assistenza a distanza alle famiglie baresi in condizioni di fragilità aggravate dall’attuale isolamento dovuto all’epidemia - dichiara Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Bari -. Medici volontari metteranno a disposizione della comunità le proprie competenze e la propria capacità di ascolto per far sentire i cittadini meno soli e per facilitare la presa in carico da parte del servizio sanitario. È fondamentale in questa fase che le istituzioni, incluso l’Ordine dei medici, siano vicine ai cittadini”.

  • Dalla Fimmg Bari pieno sostegno ai giovani medici

    ambulatorio NoicattaroArriva anche da Fimmg Bari pieno sostegno ai giovani medici pugliesi che due giorni fa hanno inviato una lettera aperta a tutti i colleghi di medicina generale. L’appello a “non giocare con il nostro futuro”, firmato da 143 medici in formazione o già operativi sul territorio, è stato inoltrato anche al ministro Roberto Speranza, al Governatore Emiliano e al Presidente della Fnomceo Filippo Anelli. Chiede un rilancio delle cure primarie attraverso i microteam multiprofessionali, la diagnostica di primo livello all’interno degli studi medici, la presa in carico a 360 gradi dei pazienti cronici e una fondamentale deburocratizzazione, supportata dal ricorso alla telemedicina. In poche parole, chiede che la medicina generale riconquisti il proprio ruolo centrale all’interno del sistema sanitario nazionale.

    Questi stessi temi sono stati condivisi nel consiglio nazionale Fimmg del 5 settembre, in cui è stato richiesto che in tempi brevissimi venga completato il percorso di rinnovo contrattuale per accompagnare la moderna strutturazione organizzativa della medicina generale, premiando i risultati in termini di medicina d’iniziativa, prevenzione, cronicità, terminalità, domiciliarità territoriale e acuzie minore.

    I medici di famiglia non vogliono tirarsi indietro rispetto all’evoluzione della medicina territoriale e dell’assistenza territoriale che non può che partire da loro e dall’investimento nel Recovery Fund.

    “I giovani medici di famiglia rappresentano con il loro spirito e la loro voglia di investire sulla professione un punto di riferimento. La medicina generale deve in questo momento rivendicare con orgoglio il proprio ruolo all’interno del sistema sanitario nazionale - commenta Nicola Calabrese, vice-segretario nazionale Fimmg e Segretario Fimmg Bari - Ha bisogno di strumenti per farlo, di personale e tecnologia”.

  • Esenzione al vaccino, certificato solo da medici autorizzati

    Vaccino covid 2Come da indicazioni ministeriali, sono i medici vaccinatori (medici dei servizi vaccinali, MMG e PLS che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione), a dover emettere il certificato di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. Questo anche per la tutela della salute del cittadino, dato che la valutazione sulle condizioni di salute che possono consentire, sconsigliare o posticipare la vaccinazione devono essere effettuate al momento dell'anamnesi e della raccolta del consenso informato.

    È questo in sintesi il contenuto della lettera inviata ieri da Donato Monopoli, segretario Fimmg Puglia, all’assessore Politiche della Salute Regione Puglia e ai direttori generali ASL Puglia sulle certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19.

    Infatti, non essendoci in Italia l’obbligo di vaccinazione, la rilevazione di un’eventuale esenzione non può essere fatta in via preventiva, ma solo nel momento in cui un cittadino decide di vaccinarsi e si presenta nell’hub vaccinale. In tale contesto, il medico vaccinatore ha l’obbligo di inserire l’eventuale controindicazione nel database, ai fini del rilascio del green pass.

    Pertanto, il rilascio del certificato di esenzione e delle ulteriori attività previste dalla Circolare 35309 del 4/8/2021 del Ministero della Salute, ivi compreso l’inserimento nei data base, deve essere effettuato dal medico vaccinatore e non dal medico di medicina generale, oggi non impegnato nella campagna vaccinale e quindi non legittimato a rilasciare il certificato di esenzione.

  • Fermiamo la fuga dei nostri medici verso l'estero

    offre italia 2“Laureata a Milano, medico a Berlino. Offre l’Italia”. “Laureato a Bari, anestesista a Parigi. Offre l’Italia”. Sono questi gli slogan che campeggiano sui manifesti affissi da qualche giorno a Bari della nuova campagna della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) a cui ha aderito anche l'Omceo di Bari.
    L’headline è accompagnato dalla foto di un giovane medico in camice bianco e da dati che raccontano la fuga dei medici all’estero e le sue conseguenze: “Ogni anno, 1500 medici vanno a specializzarsi all’estero. E non tornano. Costano all’Italia oltre 225 milioni”. E una richiesta al Governo: “Servono più posti di specializzazione”.

    “La campagna nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sul problema della carenza di medici di medicina generale e specialisti, e sulle possibili soluzioni – aveva spiegato Filippo Anelli, presidente della Fnomceo e di Omceo Bari, in occasione del lancio della campagna durante gli Stati Generali della Professione medica del 16 maggio scorso-. Saranno infatti 14000 i medici così specializzati che mancheranno all’appello nei prossimi 15 anni”.

    Un’emorragia dovuta all’ondata di pensionamenti attesa per il 2025, quando la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice. Se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Come rimediare? Abolendo, come spesso si sente proporre, il numero chiuso alla facoltà di medicina?
    “In realtà i medici ci sono – risponde Anelli - già oggi abbiamo almeno 10000 laureati che non chiedono altro che poter essere specializzati. Aprire gli accessi alla facoltà di medicina non farebbe che ingrandire la massa di medici che non riescono ad accedere alle Scuole di specializzazione e rimangono, inoccupati, prigionieri nel cosiddetto imbuto formativo. Tra questi, i 1500 medici che, dopo essersi laureati in Italia, emigrano all’estero per specializzarsi, trovando subito sul posto un impiego a condizioni retributive e organizzative migliori delle nostre. Abolire ora il numero programmato sarebbe dunque non solo inutile, ma controproducente – conclude -. Le soluzioni sono quelle che noi da sempre prospettiamo: aumentare il numero delle borse, e, su questo, il Governo ci ha in parte ascoltato, avendone aumentato il numero di 1800, portandole così a 8000; incrementare i posti per il Corso di Medicina Generale; contrattualizzare gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così risorse per altre 5000 borse; recuperare i fondi delle borse abbandonate, che oggi vanno persi”.

    La proposta di Fnomceo viene sintetizzata in uno slideshow, diffuso sui social dell’Ordine dei medici in questi giorni, che affianca la campagna in affissione.