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agricoltura

  • Agricoltura biologica, arrivano 28 milioni: boccata d'ossigeno per la Puglia

    Il pagamento di 28 milioni di euro da parte di Agea – secondo Coldiretti Puglia – è una boccata d’ossigeno per 3605 agricoltori pugliesi che hanno presentato domanda di beneficio per la coltivazione biologica (Misura 11) dai produttori partecipanti entro il 15/05/2016 (primo bando), sia per la Sottomisura 11.1, per i pagamenti per la conversione in metodi e pratiche di agricoltura biologica, sia per la 11.2 relativa ai pagamenti per il mantenimento di metodi e pratiche di agricoltura biologica. 

    La Puglia è una delle 3 regioni più bio d’Italia, con 4815 produttori nel 2016 e una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente (dati Sinab) e la prima per numero di trasformatori con 1.234 produttori/operatori.

    In un periodo di contrazione dei consumi, sono addirittura aumentati in Puglia nei primi 5 mesi del 2017 di un ulteriore 18% (dati CIbi, Consorzio Italiano per il Biologico) i consumi familiari di alimenti biologici.

    “In Puglia si sta assistendo ad un processo di stabilizzazione e normalizzazione – commenta il presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – rispetto alla diffusione del metodo biologico registrato negli ultimi anni, mentre contestualmente continua l’aumento tendenziale dei consumi, delle ditte di trasformazione e dei servizi connessi alla filiera dell’agricoltura biologica come agriturismi, mense bio, ristoranti e operatori certificati, il tutto pari ad un aumento dell’81 percento”. Le pratiche bio interessano tutti i comparti agricoli: olivo (32%), cereali (22%), vite (6%), frutta (2%). Anche rispetto al segmento dell’acquacoltura biologica 3 impianti sono pugliesi”.

    La continua richiesta di prodotti freschi e di stagione stimola l’imprenditore biologico a ricercare ulteriori forme di contatto commerciale con il consumatore. I timori dei consumatori, innescati dagli scandali alimentari, si sono tradotti in una seria preoccupazione per la sicurezza alimentare e in una domanda crescente di garanzie di qualità e maggiori informazioni sui metodi di produzione.

    “Altro punto centrale del nostro progetto sul biologico – continua Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia – è l’attenzione alla sicurezza alimentare nei servizi di ristorazione collettiva, divenuto un preciso dovere degli enti locali (Comuni, Province e Regioni), per cui abbiamo proposto il testo di un DdL regionale. Il settore biologico può diventare uno strumento di valorizzazione e un bacino di approvvigionamento di prodotti di alta qualità al prezzo giusto e un valore aggiunto per gli enti pubblici sensibili alla corretta alimentazione di adulti e bambini”.

    La grande richiesta dei consumatori di cibo biologico ha portato alla realizzazione nei Mercati di Campagna Amica di spazi destinati alle produzioni agroalimentari biologiche, oltre alle Botteghe Italiane completamente bio e numerosi agriturismo di Campagna Amica che hanno impostato la ristorazione proprio sulle produzioni aziendali bio. Proprio a Villa Castelli (Brindisi) c’è l’unico agriturismo del Sud Italia dotato di una piscina biologica.

  • Agromafia, la Puglia al terzo posto in Italia

    campagna puglieseMettendo le mani sull’agroalimentare in territori dove l’agricoltura è il settore economico centrale, la malavita si infiltra in modo capillare nella società civile, condizionando la vita quotidiana delle persone e affermando il proprio controllo sul territorio pugliese, dove l’indice di permeabilità delle agromafie raggiunge quota 100 a Foggia, 66,80 a Brindisi, 44,75 nella BAT, 34,56 a Taranto, 30,75 a Bari e, infine, 25,94 a Lecce. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, in merito ai sabotaggi delle cantine a Torremaggiore e San Severo con migliaia di litri di vino sversato nelle campagne, analizzando i dati del rapporto Agromafie dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura di Coldiretti.

    “La Puglia è al terzo posto della classifica nazionale, con un livello di infiltrazione criminale pari all’1,31. Emerge, tra l’altro, come il fenomeno delle agromafie, nel corso degli ultimi anni, abbia accresciuto la propria intensità in particolar modo in Puglia, con Bari all’1,39%, Taranto all’1,30%, Barletta-Andria-Trani all’1,27%. La Puglia è una regione a forte vocazione agricola ed è per questo che il business delle agromafie è divenuto particolarmente appetibile”, denuncia con forza il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

    Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione le agromafie impongono i prezzi dei prodotti agricoli e la vendita di determinate produzioni agli esercizi commerciali che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente grazie alle disponibilità di capitali ottenuti da altre attività criminose. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – continua la Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy. I poteri criminali si “annidano” nel percorso che uva da vino, olio, frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione.

    Inoltre, dei 26.200 terreni su tutto il territorio nazionale nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l’altro, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione – continua Coldiretti Puglia - ben 2.489 (il 9,5%) in Puglia sono in mano alla mafia, anche perché il processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa si presenta lungo e confuso, spesso non efficace e sono numerosi i casi in cui i controlli hanno rilevato che alcuni beni, anche confiscati definitivamente, sono di fatto ancora nella disponibilità dei soggetti mafiosi.

    Il Rapporto Agromafie evidenzia che tra i 20 ed i 25 miliardi di euro vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati sulla base delle stime dall’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag), aggiunge Coldiretti Puglia.

    “Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio – conclude il presidente Muraglia - e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari. I reati contro il patrimonio rappresentano la “porta di ingresso principale” della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale. Masserie, pozzi e strutture letteralmente depredate, chilometri e chilometri di fili di rame, letteralmente volatilizzati lasciano le imprese senza energia elettrica e possibilità di proseguire nelle quotidiane attività imprenditoriali, furti delle piantine resistenti a Xylella appena messe a dimora, taglio di ceppi di uva e tiranti di tendoni, sono solo alcuni degli atti criminosi a danno degli agricoltori”.

    Capitolo a parte merita – conclude Coldiretti Puglia - il mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, per cui viene illegalmente utilizzato il marchio ‘made in Puglia’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori.

  • Cinghiali e lupi, già 11 milioni di danni in agricoltura

    Cinghiali doc 2“Abbiamo fatto pressing affinché si passasse dalle parole ai fatti sul delicato tema della fauna selvatica che mette a repentaglio l’incolumità pubblica e arreca danni al settore agricolo e le nostre istanze sono state accolte e fatte proprie del presidente della IV^ Commissione consiliare che ha presentato una proposta di legge ad hoc che auspichiamo approdi senza indugio nella massima assise regionale per l’approvazione del Consiglio. Nel giro di dieci anni cinghiali e lupi sono raddoppiati, mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori e automobilisti, come testimoniato dai frequenti incidenti stradali, anche con feriti gravi. I numeri la dicono lunga sulla necessità di innalzare il livello di allerta e programmare efficaci attività di riequilibrio della fauna selvatica che mette a repentaglio la stessa incolumità delle persone. Qualora le misure di prevenzione si rilevino inefficaci, dovrà, dunque, essere avviato un efficace controllo faunistico, tramite le attività di contenimento numerico, allontanamento e controllo della fauna selvatica, che si rendono necessarie per il soddisfacimento di un legittimo e primario interesse pubblico, tenendo conto, peraltro, dei principi di efficacia ed economicità delle modalità di attuazione, perseguendo il minimo impatto ecologico e prevedendo il ristoro dei danni”. E’ la posizione del presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, sulla proposta di legge del consigliere Donato Pentassuglia su "Norme in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, di tutela dell'incolumità pubblica e dell'ordine economico", nel corso dell’audizione congiunta di IV e II Commissione consiliari permanenti.

    La proposta di legge intende promuovere l'utilizzo di tutte le strategie venatorie ammesse dalla legge per una presenza delle specie compatibili con le esigenze ambientali, sociali ed economiche del contesto territoriale, con particolare riferimento alla salvaguardia delle colture agricole e forestali, prevenire i danni, riducendoli progressivamente – rileva Coldiretti Puglia - attraverso la fissazione di soglie massime di danno realistiche, garantire la pubblica incolumità, sia per chi pratica tali forme di caccia che per chi frequenta gli ambienti rurali, mediante la formazione dei soggetti abilitati al prelievo, effettuare le misurazioni biometriche sui capi abbattuti, anche al fine di valutare ogni anno il potenziale riproduttivo della popolazione locale.

    “In Puglia sono enormi i danni causati dalla fauna selvatica. I cinghiali distruggono le coltivazioni e attaccano gli uomini e gli animali allevati – incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - come anche i lupi e i cani inselvatichiti, gli storni azzerano la produzione di olive e distruggono le piazzole, le lepri divorano letteralmente interi campi di ortaggi, i cormorani mangiano i pesci negli impianti di acquacoltura, con un danno pari ad oltre 11 milioni di euro. Gli agricoltori stanno provvedendo a recintare a proprie spese con costi considerevoli le aziende agricole per difendersi dai cinghiali che distruggono strutture e produzioni. Si tratta di una situazione insostenibile che sta provocando l'abbandono delle aree interne, con problemi sociali, economici e ambientali. Gli imprenditori agricoli, ma anche gli automobilisti, gli autotrasportatori e gli avventori occasionali, stanno segnalando con sempre maggiore frequenza i danni provocati da cinghiali e lupi che vivono e si riproducono principalmente nelle aree naturali protette, ma che inevitabilmente sconfinano e fanno razzia nelle aziende agricole e si riversano sulle strade limitrofe ed in prossimità dei centri abitati”.

    Gli imprenditori agricoli vivono uno stato di malessere che cresce in misura esponenziale e la preoccupazione aumenta – denuncia Coldiretti Puglia - se si considera la capacità di adattamento di cinghiali e lupi ai cambiamenti ambientali, dato che sono comparsi anche in aeree da cui risultavano assenti da anni e stanno mettendo a rischio la stessa presenza e il lavoro degli agricoltori in molte zone della regione.

  • Clima impazzito: manca l'acqua e l'agricoltura è in crisi

    irrigazioneAll’appello mancano oltre 144 milioni di metri cubi d’acqua nei principali 4 invasi pugliesi, attivi in provincia di Foggia, rispetto al 7 dicembre 2016, nonostante le bombe d’acqua e l’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la Puglia nelle scorse settimane.

    “Per queste ragioni è in diminuzione il PIL in agricoltura, unico settore a fare segnare – denuncia Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia - una riduzione del valore aggiunto nei campi con un brusco crollo del 6,7% rispetto allo scorso anno, a causa della siccità e del clima impazzito che ha avuto effetti devastanti nelle campagne con una storica siccità su cui si sono abbattuti violenti nubifragi a macchia di leopardo con danni ingenti nei campi. In questa situazione di difficoltà, si sono inserite anche manovre speculative per sottopagare i prodotti agli agricoltori con effetti negativi sul valore aggiunto agricolo”.

    L’andamento climatico impazzito si abbatte su un territorio fragile – aggiunge Coldiretti Puglia - dove 232 comuni su 258 (78%) è a rischio idrogeologico con diversa pericolosità idraulica e/o geomorfologica.  Sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni, secondo i dati ISPRA. Il clima impazzito, ormai una costante in Puglia, determina l’alternarsi repentino della maturazione precoce dei prodotti agricoli come mandorli e peschi in fiore a febbraio, mimose già pronte a dicembre e a gennaio a brusche variazioni climatiche con ingenti danni in campagna.

    “Clima impazzito e siccità hanno causato il taglio del 5,6% il lavoro nei campi, secondo i dati ISTAT – continua il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – con l’agricoltura che è l’unico settore a far registrare un calo degli occupati nel terzo trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a caldo fuori stagione”.

    Fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni – dice Coldiretti Puglia - anche in aree non eccessivamente antropizzate fa emergere la necessità di considerare i loro effetti per pianificare e programmare le politiche territoriali nei prossimi anni. Rivestono rilevanza determinante le azioni di prevenzione del rischio idraulico e di difesa del suolo nonché le azioni per la disponibilità di risorse idriche nei tempi e nei luoghi dove i settori economici le richiedono.

    Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili diventa sempre più strategico il ricorso all’assicurazione, quale strumento per la migliore gestione del rischio. E’ stato potenziato il servizio di assistenza tecnica alle aziende per la difesa delle colture dalle avversità meteoriche e per il supporto alle scelte operative aziendali. In questo contesto è fondamentale riconoscere agli imprenditori agricoli un ruolo incisivo nella gestione del territorio, dell’ambiente e delle aree rurali.

  • Coldiretti soddisfatta: diminuiti gli incidenti in agricoltura

    campagna in fioreContinua il trend positivo del calo degli infortuni che in agricoltura in Puglia segna -11,16% dei casi denunciati, decisamente più alto anche del dato nazionale pari a – 2,8%. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia sulla base dei dati Inail rilevati al 30 aprile 2018 che segnano una riduzione in campagna dalle 2.831 denunce del 2016 alle 2.515 del 2017.

    “E’ il risultato del grande sforzo nell’ottica della formazione degli imprenditori agricoli, sempre più coscienti del ruolo multifunzionale dell’agricoltura e della difficoltà di adempiere all’importante compito di tutelare ambiente e salute pubblica. Importante, però, che vengano avviati reali sistemi di prevenzione degli infortuni, superando inutili vincoli burocratici e sostenendo le imprese, anche grazie alle risorse dei Bandi INAIL che hanno messo a disposizione delle imprese agricole risorse a fondo perduto per rinnovare ed ammodernare il parco macchine attualmente in circolazione”, commenta il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

    Anche gli incidenti mortali in agricoltura si sono ridotti in Puglia del 9,09% - continua Coldiretti Puglia – passando da 22 del 2016 a 20 nel 2017.

    “Molto resta tuttavia ancora da fare – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti- per questo è necessario continuare con decisione lungo la strada intrapresa della trasparenza, dell’innovazione tecnologica, della formazione, della semplificazione burocratica per accompagnare il processo di riduzione degli infortuni. Grazie al prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni si è giunti a rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato e anche più sicuro. Inoltre, gli infortuni sono spesso tristemente legati al fenomeno del lavoro sommerso. Per questo è necessario che le istituzioni a tutti i livelli implementino le opportunità occupazionali nel settore agricolo, attraverso interventi di stabilizzazione del lavoro, garantendo flessibilità e competitività all’impresa, continuità di reddito e sicurezza al lavoratore e, soprattutto, campagne di comunicazione che promuovano l’immagine, i risultati e le grandi opportunità offerte dal settore agricolo e agroalimentare pugliese”.

    Un risultato che è frutto dell’impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un’agricoltura al servizio della sicurezza della salute, dell’ambiente e dell’alimentazione che – conclude la Coldiretti – vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.

  • Conto alla rovescia a Bari: attesa per la festa dell'agricoltura

    Campagna amica a BariConto alla rovescia per l’apertura del grande Villaggio Coldiretti a Bari che sarà inaugurato venerdì prossimo, 27 aprile, alle ore 9,30.

    Un allestimento imponente che sta impegnando 400 persone a Bari dal 19 aprile scorso per fare del Lungomare Imperatore Augusto e Piazza del Ferrarese la vetrina più imponente ed elegante del cibo ‘made in Italy’, che accoglierà ogni giorno centinaia di migliaia tra agricoltori e consumatori e che sta generando un indotto per la città da capogiro, con tutti gli alberghi esauriti, 200 pullman privati in movimento, ristoranti presi d’assalto e aziende del territorio impegnate per fare del Villaggio Coldiretti l’evento dell’anno per Bari e per la Puglia.

    Per i gruppi di ospiti nazionali e dei loro accompagnatori sono stati organizzati i tour all’interno del borgo antico di Bari, guidati dagli esperti del Circolo Acli Enrico D’Alfino.

    Le ‘signore di Bari vecchia’ faranno le orecchiette in diretta nei laboratori didattici a beneficio di grandi e piccini, mentre i visitatori potranno degustare un intero menù a 5 euro, spaziando dalla pasta con le cime di rape e ai fungi cardoncelli, all’hamburger di carne rigorosamente italiana, a mozzarelle e burrate di latte pugliese, alle fragole e alle popizze dolci.

    Grandi sorprese serali, per regalare scorci della Bari by night alle migliaia di visitatori che già la prima sera, il 27 aprile, con inizio alle ore 21,00 rivedranno assieme il duo comico composto da Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, riuniti nuovamente per l’occasione sulla bellissima e avveniristica area Palco, allestita proprio davanti al Fortino Sant’Antonio.

    Il Villaggio contadino della Coldiretti rimarrà per tutto il week end, con un’area dedicata all’agricoltura sociale, con esempi dal vivo di solidarietà e agri welfare per stare al fianco dei più svantaggiati.

    C’è anche l’agriasilo che accoglierà famiglie e gite scolastiche con laboratori, percorsi sensoriali, prove del gusto attraverso l’incontro con il mondo animale e vegetale, lo spazio dell’economia domestica e dell’agricosmetica con i frutti della terra, ma anche i trattori storici e quelli dell’ultima generazione, gli antichi mestieri dei nonni e il villaggio delle idee con i giovani che discuteranno sul tema cibo e immigrazione in collaborazione con l’Università di Pollenzo e gli studenti dell’Istituto Alberghiero Perotti di Bari che animeranno l’intera area in cui sono previste le presenze di esponenti Istituzionali, rappresentanti della società civile, studiosi, sportivi ed artisti.

    Spazio al più grande mercato a chilometri zero di Campagna Amica con un’area dedicata alla solidarietà ma anche alla scoperta di piatti da gourmet con tutti i menu a 5 euro. Un ritorno alle radici del Made in Italy, con i sapori antichi della tradizione, dalla pasta di grano Senatore Cappelli al riso Vialone nano, senza dimenticare l’innovazione con la tagliata 100% italiana servita nelle bracerie e pizza, panzerotti e focaccia autenticamente tricolori, dalla farina all’olio, dal pomodoro alla mozzarella ma anche lo street food green, dal pesce al galletto fino al gelato di latte d’asina ed i dolci, dalla popizza alla pitta ‘mpigliata.

    Un appuntamento per vivere una esperienza unica nell’autentica campagna italiana con la presentazione di indagini, ricerche ed esposizioni in anteprima assoluta e qualificati ed autorevoli interventi nazionali ed internazionali, ma #STOCOICONTADINI è anche una occasione unica per scoprire la Fattoria italiana, dalla mucca frisona alla podolica, dai teneri asini di Martina Franca, dal cavallo murgese alla pecora ‘gentile’ patrimonio della biodiversità a rischio di estinzione, dalla pregiata capra garganica al suino apulo calabrese, fino ai conigli nani e colorati e ancora oche, galline, tacchini, pavoni che animano la campagna.

  • Da Coldiretti uno sportello per le emergenze in agricoltura

    Cinghiali doc 2“Abbiamo aperto uno sportello per le segnalazioni dei danni da fauna selvatica nelle province di Bari e BAT – dice il delegato confederale di Bari e BAT, Angelo Corsetti - con l’indirizzo di posta elettronica di riferimento Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Il fenomeno della proliferazione dei cinghiali è divenuto preoccupante e interessa l’intera zona della Murgia e le aree rurali a valle della Murgia stessa, soprattutto i comuni di Andria, Corato, Altamura, Spinazzola, Minervino, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Gravina e ampi areali a Noci e Putignano, dove è denunciata la presenza dei lupi, a Bari e Bitonto. Ultimo caso in ordine di tempo ad Altamura, dove in una sola notte i cinghiali hanno distrutto 35 ettari di terreno (in parte ricadenti nel Parco dell’Alta Murgia) appena seminati a ceci, con un danno stimato pari a circa 11,000 euro. Al contempo, abbiamo fatto pressing affinché si passasse dalle parole ai fatti sul delicato tema della fauna selvatica che mette a repentaglio l’incolumità pubblica e arreca danni al settore agricolo e le nostre istanze sono state accolte e fatte proprie del Presidente della IV^ Commissione consiliare che ha presentato una proposta di legge ad hoc che auspichiamo approdi senza indugio nella massima assise regionale per l’approvazione del Consiglio”.

    Agricoltori e allevatori dovranno segnalare in fase iniziale i danni al patrimonio agricolo con prodotti e superfici interessati e zootecnico, indicando la specie danneggiata, il numero di capi morti, il numero di capi ancora in vita, ma con evidenti segni di predazione e i codici delle marche auricolari/transponder. Dopo la iniziale segnalazione/denuncia, saranno contatti da Coldiretti che si occuperà della perizia tecnica da presentare alla Regione Puglia. 

    “Gli imprenditori agricoli vivono uno stato di malessere che cresce in misura esponenziale e la preoccupazione aumenta – aggiunge Vito Amendolara, delegato confederale delle articolazioni territoriali di Bari e BAT - se si considera la capacità di adattamento di cinghiali e lupi ai cambiamenti ambientali, dato che sono comparsi anche in aeree da cui risultavano assenti da anni e stanno mettendo a rischio la stessa presenza e il lavoro degli agricoltori. Nel giro di dieci anni cinghiali e lupi sono raddoppiati, mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori e automobilisti, come testimoniato dai frequenti incidenti stradali, anche con feriti gravi. I numeri la dicono lunga sulla necessità di innalzare il livello di allerta e programmare efficaci attività di riequilibrio della fauna selvatica che mette a repentaglio la stessa incolumità delle persone”.  

    In Puglia sono enormi i danni causati dalla fauna selvatica. I cinghiali distruggono le coltivazioni e attaccano gli uomini e gli animali allevati – denuncia Coldiretti - come anche i lupi e i cani inselvatichiti, gli storni azzerano la produzione di olive e distruggono le piazzole, le lepri divorano letteralmente interi campi di ortaggi, i cormorani mangiano i pesci negli impianti di acquacoltura, con un danno pari ad oltre 11 milioni di euro. Gli agricoltori stanno provvedendo a recintare a proprie spese con costi considerevoli le aziende agricole per difendersi dai cinghiali che distruggono strutture e produzioni. Si tratta di una situazione insostenibile che sta provocando l'abbandono delle aree interne, con problemi sociali, economici e ambientali. Gli imprenditori agricoli, ma anche gli automobilisti, gli autotrasportatori e gli avventori occasionali, stanno segnalando – conclude Coldiretti Bari e BAT - con sempre maggiore frequenza i danni provocati da cinghiali e lupi che vivono e si riproducono principalmente nelle aree naturali protette, ma che inevitabilmente sconfinano e fanno razzia nelle aziende agricole e si riversano sulle strade limitrofe ed in prossimità dei centri abitati.

  • Dalla falsa primavera alla tromba d'aria: agricoltura a pezzi

    mandorlo in fioreSin dalle prime luci dell’alba la Puglia è stata sferzata da trombe d’aria e nubifragi, con particolare intensità sulle province di Bari e Lecce, ma con violente raffiche di vento anche a Brindisi e Taranto. E’ la fotografia di quanto stanno rilevano i tecnici di Coldiretti Puglia, che testimoniano la brusca ondata di maltempo che si è abbattuta sulle campagne, dove però gli alberi di pero sono in fiore a dicembre, a causa del clima pazzo e un 2019 che dal punto di vista climatologico ha fatto registrare temperature bollenti, superiori di 1,39 gradi la media stagionale, con il quarto autunno più caldo dal 1800 secondo ISAC CNR.

    “Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante“, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    A nulla vale più la programmazione degli orticoltori che in Puglia raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili. "Con la natura sconvolta a preoccupare è l'effetto del possibile improvviso abbassamento della temperatura sulle piante in fiore con effetti disastrosi sulla raccolta dei frutti primaverile ed estiva. Sono eventi estremi per cui il meccanismo della declaratoria di calamità naturale e del Fondo di solidarietà naturale, così com'è strutturato, non funziona più", conclude Muraglia.

    Shock termici, nubifragi e trombe d’aria hanno già allagato le campagne, strappato gli alberi, inondato di fango campi e strade rurali, fatto crollare a terra le olive, danneggiato ortaggi e verdure in campo, con un bilancio gravissimo nelle aree rurali, dove gli agricoltori hanno già subito  53 eventi estremi che si sono abbattuti in Puglia dal 1° agosto ad oggi, secondo il monitoraggio di Coldiretti Puglia, sulla base della Banca dati europea sugli eventi estremi ESWD.

  • Di Gioia resta assessore: per Coldiretti è "il teatro dell'assurdo"

    Di Gioia assessore“Squadra che perde non si cambia. E’ l’ultimo atto del teatro dell’assurdo, andato in scena nelle scorse ore. Se per 3 anni e mezzo, dall’agosto 2015 ad oggi, non sono state date risposte concrete ad un’agricoltura pugliese affamata che ha bisogno di fatti e ‘giusti tempi’, non vediamo cosa possa accadere se non si cambiano le regole del gioco, profondamente, ridando centralità all’agricoltura pugliese. E non sposiamo la linea gattopardesca di chi fa finta di compiacersi della grande novità relativa alle ritirate dimissioni dell’assessore Di Gioia, quando nulla è cambiato, anzi il suo rientro è già segnato dal ritiro attuato dallo stesso Di Gioia del Decreto Xylella, che sarebbe stato discusso il 25 gennaio prossimo in Conferenza Stato - Regioni”, dichiara il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

    “I tempi si dilateranno ulteriormente, a differenza dei buoni propositi enunciati al tavolo con il Presidente Emiliano - dice il presidente Muraglia – e la discussione sul Decreto Xylella non sarà affrontata immediatamente. Abbiamo la tragica certezza che questo possa far ulteriormente precipitare nell’incertezza le imprese che già hanno subito ritardi ingiustificati”.

    “Si continua a parlare di tavoli, coordinamenti, confronti, quando quello che bisognava aver già fatto – aggiunge Muraglia - è ben noto da tempo, non era già rinviabile e derogabile”.

    Serve un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale “perché il bilancio di quanto fatto su Xylella, PSR, Consorzi di Bonifica, 12 leggi prodotte, alcune delle quali inapplicate o inapplicabili per mancanza di punti e virgole, risorse, ostacoli burocratici – insiste il presidente Muraglia - è fallimentare su tutta la linea”.

    L’agricoltura non è stata finora centrale nell’azione di Governo “a causa dell’assenza di una visione strategica che pesa sulla competitività delle nostre imprese che hanno bisogno di istituzioni forti e responsabili al loro fianco”, conclude Muraglia.

  • Fondi persi in agricoltura, Emiliano si difende: "Lo sapevamo"

    Emiliano parla"I dati presentati oggi da Agea sulle risorse erogate dalla Puglia nel 2019 nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale sono stati già diffusi dalla Regione lo scorso dicembre, a margine della riunione con i tecnici della DG Agri a Bruxelles. La rendicontazione dei fondi Feasr, ovvero delle risorse europee che sostengono il nostro comparto agricolo, è chiara e trasparente”.

    Così il presidente della Regione, Michele Emiliano, ha commentato la notizia ufficiale che ha sancito come la Puglia abbia perso 142 milioni di fondi riguardanti un settore trainante dell’economia regionale, come l’agricoltura

    “La situazione attuale della spesa del PSR Puglia al 31 dicembre 2019 è nota – si è difeso Emiliano – . Nonostante gli sforzi attuati negli ultimi mesi, con un impegno straordinario di risorse umane, non si è riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati per via, come più volte ribadito, dei numerosi contenzioni amministrativi che hanno di fatto costretto la Regione a congelare oltre 300 milioni di euro. Un rallentamento, come già abbiamo chiarito a Bruxelles e di cui siamo certi si terrà conto, che è stato prodotto da cause di forza maggiore e che, pertanto, ci consentirà, come previsto da un regolamento europeo ad hoc (n. 1303/2013), di ottenere una deroga”.

  • Il gelo assesta un durissimo colpo all'agricoltura pugliese

    vitigni geloStrage in campagna per il gelo che sta interessando da due giorni la Puglia con temperature fino a – 5 gradi dopo un inverno bollente, con danni ingenti su primizie come i piselli, verdure in pieno campo come asparagi, carciofi, finocchi, cicorie, con gravi danni sul grano e sulle patate, sugli alberi da frutto come ciliegi e albicocchi, sui mandorli, fino ad arrivare alle gravi gelate a carico dei vigneti di uva va da tavola e da vino. E’ il primo bilancio stilato da Coldiretti Puglia con i tecnici chiamati in campo da Foggia a Brindisi, da Taranto alla BAT fino a Bari per la verifica dei danni, con la repentina ondata di gelo che sta interessando anche impianti di irrigazione e tubature con l’acqua trasformata in stalattiti di ghiaccio.

    “In campagna gli agricoltori stanno cercando di lottare contro le gelate improvvise con pratiche antiche quali l’accensione di fuochi controllati tra i filari, per cercare di aumentare la temperatura tra le viti o attraverso l’apertura dei teli antigrandine per creare una sorta di ‘effetto serra’ e alzare di qualche grado moderatamente le temperature”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

    Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima – denuncia Coldiretti Puglia – che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante. Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili diventa sempre più strategico il ricorso all’assicurazione – conclude Coldiretti Puglia - quale strumento per la migliore gestione del rischio, mentre è stato potenziato il servizio di assistenza tecnica alle aziende per la difesa delle colture dalle avversità meteoriche e per il supporto alle scelte operative aziendali.

    L’agricoltura pugliese per effetto dei cambiamenti climatici – conclude Coldiretti Puglia - ha perso più di 3 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola, strutture e infrastrutture rurali.

  • In Puglia si vendono 1280 ettari di terreno per agricoltura

    campagna in fioreSono 1280 gli ettari di terreno di proprietà di ISMEA in vendita in Puglia, un secondo lotto acquistabile sino al 2 dicembre 2018, sottolinea Coldiretti Puglia, anche attraverso l’accensione di mutui trentennali, beneficio a disposizione dei giovani agricoltori.

    “La novità importante è che ISMEA destinerà le risorse derivanti dalla vendita dei terreni al sostegno delle imprese giovani, attraverso le misure del primo insediamento, del subentro e dello sviluppo delle giovani imprese. E’ stato aperto lo sportello telematico della Banca nazionale della Terra agricola, a cui va inviata una manifestazione d’interesse. Il maggior numero di ettari in vendita è nelle province di Foggia, BAT e Brindisi”, spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

    La "Banca delle terre agricole" è stata istituita dall'art. 16 della legge 28 luglio 2016, n. 154, e costituisce l'inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili anche a seguito di abbandono dell'attività produttiva e di prepensionamenti, raccogliendo, organizzando e dando pubblicità alle informazioni necessarie sulle caratteristiche naturali, strutturali ed infrastrutturali dei medesimi, sulle modalità e condizioni di cessione e di acquisto degli stessi. Tutti possono accedere alla Banca gratuitamente.

    “Si tratta di una occasione da non perdere, perché il costo della terra in Pugliaaggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti -ha raggiunto mediamente i 14/16mila euro per il seminativo irriguo, i 20/25mila euro ad ettaro per i suoli olivetati, 33/37mila euro ad ettaro per i terreni ad uva da tavola, 15/18mila euro ad ettaro per il frutteto, valori medi decisamente superiori addirittura a quelli di Germania e Francia. La dismissione della proprietà pubblica dei terreni agricoli toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra e rende disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto dà un impulso alla crescita, all’occupazione e alla redditività delle imprese che realizzano performance migliori in agricoltura quando sono condotte da giovani”. 

    Una volta individuato il terreno se si desidera acquistarlo è necessario inviare una Manifestazione d’interesse (MDI), non impegnativa all’acquisto ma necessaria per partecipare alla procedura di vendita che avviene attraverso un’offerta economica di importo non inferiore a quello della base d’asta.

    In Puglia in 5 anni è aumentato del 6% il numero degli occupati in agricoltura, passati dal 2012 al 2017 da 626mila a 663mila unità, sono cresciute del 7 percento le giornate di lavoro, passate da 14,6 milioni del 2014 a 15,7 milioni del 2016, mentre il numero delle aziende assuntrici di manodopera è aumentato di 182 unità, secondo l elaborazione di Coldiretti Puglia sulla base di dati ISTAT e INPS. Ciò dimostra che l’agricoltura pugliese è oggi capace di offrire prospettive di lavoro agli agricoltori del futuro in un comparto strategico per l’economia del Paese – conclude Coldiretti Puglia - in uno scenario reso sfavorevole da crisi di mercato, accordi internazionali negativi, clima impazzito con bruschi cambiamenti delle condizioni meteorologhe, il mondo economico e lavorativo nel suo complesso va accompagnato da azioni concrete e incentivanti.

  • Infortuni in agricoltura: la Puglia segna un -11%

    campagna in fioreBene l’assegnazione di quasi 370 milioni di euro dell’INAIL, a beneficio delle imprese che intendono puntare sulla sicurezza in campagna. E’ il commento di Coldiretti Puglia alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Bando Isi 2018 che stanzia l’importo più alto di tutte le precedenti edizioni per incentivi a fondo perduto.  

    Continua il trend positivo del calo degli infortuni che in agricoltura in Puglia segna -11,16% dei casi denunciati, decisamente più alto anche del dato nazionale pari a – 2,8%, segnala Coldiretti Puglia, con una riduzione delle denunce di infortunio in campagna da 2.831 del 2016 alle 2.515 del 2017.

    “E’ il risultato del grande sforzo nell’ottica della formazione degli imprenditori agricoli, sempre più coscienti del ruolo multifunzionale dell’agricoltura e della difficoltà di adempiere all’importante compito di tutelare ambiente e salute pubblica. Importante, però, che vengano avviati reali sistemi di prevenzione degli infortuni, superando inutili vincoli burocratici e sostenendo le imprese, anche grazie alle risorse dei Bandi INAIL che hanno messo a disposizione delle imprese agricole risorse a fondo perduto per rinnovare ed ammodernare il parco macchine attualmente in circolazione”, commenta il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

    Anche gli incidenti mortali in agricoltura si sono ridotti in Puglia del 9,09% - continua Coldiretti Puglia – passando da 22 del 2016 a 20 nel 2017.

    “Molto resta tuttavia ancora da fare – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - per questo è necessario continuare con decisione lungo la strada intrapresa della trasparenza, dell’innovazione tecnologica, della formazione, della semplificazione burocratica per accompagnare il processo di riduzione degli infortuni. Grazie al prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni si è giunti a rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato e anche più sicuro. Per questo è necessario che le istituzioni a tutti i livelli implementino le opportunità occupazionali nel settore agricolo, attraverso interventi di stabilizzazione del lavoro, garantendo flessibilità e competitività all’impresa, continuità di reddito e sicurezza al lavoratore e, soprattutto, campagne di comunicazione che promuovano l’immagine, i risultati e le grandi opportunità offerte dal settore agricolo e agroalimentare pugliese”.

    Un risultato che è frutto dell’impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un’agricoltura al servizio della sicurezza della salute, dell’ambiente e dell’alimentazione che – conclude la Coldiretti – vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.

  • L'agricoltura "jolly" contro la devianza minorile

    Comune di Bari frontoneLa Città Metropolitana, in partnership con il Comune di Bari, ha presentato al Ministero dell’Interno, nell’ambito del PON legalità 2014-20, la proposta progettuale “AgriCultura”, che si pone l’obiettivo di coinvolgere giovani a rischio devianza in un percorso di impresa e occupazione giovanile nel settore agroalimentare e/o della filiera agricola a partire dalla valorizzazione dei terreni incolti presenti nell'area metropolitana di Bari.

    Nel 2017 la Città metropolitana di Bari ha promosso un’azione di sistema a livello territoriale favorendo la sottoscrizione di un protocollo d'intesa tra la Città metropolitana di Bari, l'Università degli Studi di Bari, il CIHEAM Bari, il CNR e il Politecnico di Bari per l'elaborazione delle linee di indirizzo tecnico-scientifico sullo sviluppo agro-ambientale dell'intero territorio della Città metropolitana, nell'ambito del processo di pianificazione strategica. Una delle linee strategiche del protocollo è l’attivazione di iniziative di innovazione sociale a partire dalle risorse disponibili sul territorio metropolitano (beni e terreni agricoli) al fine di favorire l'implementazione di modelli innovativi di inclusione sociale e lavorativa giovanile. A tal fine, la Città metropolitana di Bari ha avviato un censimento di beni e terreni disponibili da valorizzare a fini sociali. Caratteristica comune a molte realtà territoriali dell’area metropolitana, infatti, è una significativa disponibilità di risorse, materiali e immateriali, in stato di abbandono o degrado. Nello specifico terreni e strutture pubbliche e private non utilizzate o sottoutilizzate a fronte di importanti presenze giovanili, singole e associate, anche altamente qualificate. Per tale ragione, la Città metropolitana di Bari, in partenariato con il CIHEAM Bari e il Teatro Pubblico Pugliese, ha ritenuto opportuno predisporre e condividere una proposta progettuale che abbia come finalità il riutilizzo sociale dei terreni disponibili attraverso percorsi virtuosi di apprendimento e valorizzazione delle capacità giovanili, con l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale e lavorativo mediante lo sviluppo di nuove imprese (start up sociali) e/o l'inserimento in imprese senior di giovani in stato di fragilità. I destinatari del progetto saranno giovani tra i 16 e i 24 anni usciti anticipatamente dal percorso scolastico e a rischio devianza sociale, in quanto esclusi dal lavoro, disoccupati, sottoccupati, NEET, appartenenti o fuoriusciti dal circuito penale.

    L’intervento progettuale si propone, attraverso la valorizzazione dei terreni e beni disponibili, di coinvolgere i destinatari nelle filiere agricole in risposta ad un bisogno occupazionale e d’integrazione. In tempi di ristrettezze delle risorse pubbliche destinate alle politiche attive del lavoro a livello locale, esperienze di successo in atto sul territorio regionale consentono di affermare che il riuso di immobili abbandonati permette di creare, direttamente o indirettamente, occasioni di lavoro e apprendimento per tanti giovani in differenti campi.

    A giugno 2018 l'estensione dei terreni censiti grazie alla collaborazione dei Comuni dell’area metropolitana è pari a circa 68,28 ettari, relativi solo alla proprietà pubblica di 17 Comuni su 41. Grazie all’attivazione del progetto sarà possibile completare la mappatura su tutti i 41 Comuni, coinvolgendo e individuando anche altre risorse di natura pubblica e, soprattutto, privata. Queste aree (mappatura e georeferenziazione di beni e terreni) rappresenteranno La Banca della Città metropolitana di Bari, in continuità con quanto previsto dalla legge regionale del 29 maggio 2017, n. 15 “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 20 maggio 2014, n. 26 (Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo dei suoli agricoli)” che intende favorire il recupero dei terreni agricoli incolti o abbandonati per contenere il degrado ambientale e valorizzare l’attivismo delle comunità locali.

    L’individuazione dei giovani innovatori avverrà attraverso la pubblicazione di una manifestazione di interesse/concorso di idee relativo ai beni da valorizzare, al fine di raccogliere le istanze soprattutto motivazionali che hanno spinto i giovani a orientarsi verso i percorsi proposti di accompagnamento all’inclusione lavorativa e sociale. Le istanze potranno essere presentate da singoli o, preferibilmente, da team costituiti da più giovani a rischio devianza. Successivamente, i destinatari selezionati saranno accompagnati alla gestione dei terreni attraverso un percorso di accompagnamento e formazione all’auto imprenditorialità. L’importo richiesto per il progetto è di tre milioni di euro.

    “Il nostro obiettivo è quello di incrociare i beni del nostro patrimonio pubblico con l’attivismo e il lavoro delle persone – spiega Antonio Decaro -. Sia gli edifici sia i terreni possono rappresentare delle opportunità di lavoro o di espressione per tanti giovani che vogliono mettersi in gioco con le loro idee sul nostro territorio. Partiamo dalla vocazione storica e agricola della nostra area metropolitana per incentivare le nuove generazioni a scommettere sullo sviluppo di nuovi approcci alla produzione e al consumo agroalimentare. Lo facciamo insieme alle università e ai centri di ricerca che possono affiancare i ragazzi che vogliono fare impresa in questo settore. Mettere insieme la terra che lega i 41 Comuni della Città metropolitana di Bari e generare valore attraverso il lavoro significa anche riqualificare il territorio e salvaguardare le nostre colture e la nostra cultura”.

  • L'agricoltura messa in ginocchio da sette grandinate

    grandine in chicchi 2Sono state 7 le grandinate con chicchi grandi come palle da biliardo nelle ultime ore in Puglia che, associate a trombe d’aria e nubifragi, hanno lasciato al loro passaggio uno scenario desolante. E’ il bilancio di Coldiretti Puglia, all’indomani dell’ennesima straordinaria ondata di maltempo che in pochi attimi ha sradicato ulivi e alberi a Brindisi, Mesagne, Carovigno, Francavilla, San Michele Salentino, Latiano, Oria, Lizzano, distrutto tendoni di uva da tavola e serre di ortaggi e canapa in provincia di Bari da Bitonto a Casamassima e a Taranto a Castellaneta e Ginosa.

    E’ evidente – aggiunge Coldiretti Puglia - la tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 2 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola regionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

  • L'agricoltura pugliese cresce nonostante il clima impazzito

    Campagna amica donnaL’agricoltura pugliese cresce del 4% nel triennio 2015 – 2017, recuperando il tonfo del -9,4% del triennio precedente 2008 - 2014, secondo i nuovi dati SVIMEZ, con una crescita della PLV (Produzione Lorda Vendibile) del 15,07% che è tornata a superare nuovamente – rileva Coldiretti Puglia – i 3 miliardi di valore, a dispetto della tropicalizzazione del clima che ha messo a dura prova tutte le colture. “Professionalità e scelte ponderate degli imprenditori hanno consentito al settore di bancare un risultato positivo che poteva essere addirittura straordinario, se il clima non fosse stato cosi impietoso con gelate e nevicate del gennaio 2017 e siccità perdurante dell’estate 2017”, commenta il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele. “Con una PLV di 3,3 miliardi di euro – spiega il Presidente Cantele - l’agroalimentare pugliese si rivela un traino straordinario per l’economia pugliese. Le esportazioni dei prodotti agricoli (+9%) e dell’agroalimentare (+4,9%) hanno dato slancio all’export pugliese, nonostante il sensibile ridimensionamento produttivo determinato dalla tropicalizzazione del clima. Cresce anche l’occupazione in agricoltura con l’aumento del 6% degli occupati in 5 anni”.

    In Puglia anche il PIL ha registrato +1,6% di crescita – aggiunge Coldiretti Puglia - dopo un deludente + 0,2% del 2016. Per non disperdere il valore straordinario del settore agroalimentare – aggiunge Coldiretti Puglia - serve una grande azione di responsabilizzazione di tutta la filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute ed il lavoro, con una equa distribuzione del valore.

    “Non abbassiamo mai la guardia e portiamo avanti le nostre battaglie tese a tutelare il patrimonio del ‘made in Italy’ agroalimentare e a bloccare – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – lo scippo di identità e di valore che il nostro territorio quotidianamente subisce ad opera di famigerati agropirati nazionali ed internazionali, attratti dal valore delle principali filiere agroalimentari pugliesi, pari a 542.000.000 euro per la pasta e i prodotti da forno, 576.000.000 euro per quella olearia e 462.000.000 euro per la filiera vinicola e il pomodoro da industria di cui la sola provincia di Foggia è leader con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 26 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 190.000.000 euro”.

    Le esportazioni di ortofrutta pugliese nel mondo – dice Coldiretti Puglia - ammontano a 900 milioni di euro, un dato sottostimato perché spesso non è indicata chiaramente l’origine territoriale e sono cresciute del 6% percento nel 2015 le esportazioni dei vini pugliesi. Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere – conclude Coldiretti Puglia - serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come ‘Made in Italy’. In Puglia le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate.

  • L'agricoltura pugliese in ginocchio chiede un aiuto dopo la mazzata

    Presidenza Regione PugliaUn primo risultato lo hanno ottenuto i circa 3000 “Gilet arancioni” che questa mattina hanno manifestato a Bari: Una loro delegazione sarà ricevuta mercoledì 9 gennaio alle 11 dal ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio.

    In piazza Libertà (più nota come piazza Prefettura) centinaia di trattori hanno fatto sentire la “voce” ed il senso della protesta del mondo agricolo pugliese. Da un lato hanno invocato “interventi seri e concreti da parte del governo e della regione per il rilancio del settore”, dall’altro hanno ricordato lo “stallo produttivo dopo le gelate di febbraio di 2018 e lo spauracchio della xylella”. Un problema che dal basso Salento ha raggiunto ormai le campagne baresi. Gli agricoltori, capeggiati da Onofrio Spagnoletti Zeuli, attendono anche notizie concrete del piano di sviluppo rurale sono.

    Una protesta, è stato ribadito, “senza bandiere né sigle, per protestare contro l’immobilismo del governo giallo-verde e della Regione Puglia. Solo, appunto, i Gilet arancioni.

  • L'agricoltura pugliese recupera produttività ma non basta

    uvaRecupera il terreno perso l’agricoltura pugliese nel 2019, riguadagnando il 22% della PLV (Produzione Lorda Vendibile) andata in fumo nel 2018, annus horribilis per il settore, a dispetto della paralisi amministrativa che continua a bloccare le risorse del PSR, il clima pazzo e il disastro colposo causato dai ritardi nella gestione della Xylella fastidiosa. E’ quanto emerso dall’analisi di Coldiretti Puglia sull’andamento dell’annata agraria 2019, diffusa nel corso della conferenza stampa di fine anno, alla presenza dei quadri dirigenti dell’Organizzazione.

    “L’agricoltura pugliese è viva, a dispetto della mancanza di visione e strategia della politica regionale che ha lasciato noi imprenditori agricoli soli ad affrontare le emergenze dei prezzi bassi in campagna, della tropicalizzazione del clima, dell’attacco di malattie aliene provenienti dall’estero, senza alcun sostegno allo sviluppo rurale che ha ‘mangiato’ competitività alle imprese agricole pugliesi”, ha detto il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

    Il valore delle produzioni agricole torna a crescere, attestandosi su 3.6 miliardi di euro, principalmente grazie al recupero della filiera olivicola e olearia – aggiunge Coldiretti Puglia - che dopo il crack nel 2018 causato dalle gelate, segna un aumento del 128% rispetto all’anno precedente e la crescita sarebbe stata anche più alta se le quotazioni delle olive in campagna fossero state più soddisfacenti.

    “Bene il comparto cerealicolo con una PLV in aumento del 46% rispetto all’anno precedente – riferisce il presidente Muraglia - con un rinnovato interesse per il grano pugliese che rappresenta una significativa inversione di tendenza, determinata anche dalla domanda dei consumatori per la pasta ottenuta con grano duro italiano che sta spingendo verso linee di produzione di Made in Italy 100% con accordi di filiera per aumentare le coltivazioni in Italia. L’adesione ai contratti di filiera attraverso i quali i produttori seguono determinati disciplinari tecnici garantisce l’ottenimento di elevati standard quantitativi e qualitativi per il grano duro destinato alla pasta che è stato coltivato nel 2019 su 1,2 milioni di ettari per un raccolto di 4 miliardi di chili. La regione con la maggiore produzione di grano duro in Italia è la Puglia con circa 900 milioni di chili distribuiti su 340.000 ettari”, aggiunge il presidente Muraglia. “Abbiamo seguito con attenzione l’arrivo di navi nel porto di Bari, soprattutto dai Paesi dell’est europeo e dal sud Africa, che stanno prendendo le vie più disparate in Italia, per cui chiediamo alle forze dell’ordine di seguirne i percorsi, considerato che vige ancora il segreto di stato sulle importazioni e le destinazioni di prodotti in arrivo dall’estero”, denuncia Muraglia.

    Sostanzialmente stabile con un lieve rialzo il segmento del latte, grazie all’accordo di filiera tra Coldiretti, la Cooperativa ‘Latte Munto in Puglia’ e Delizia SPA che ha garantito trasparenza e stabilità ai prezzi – ricorda Coldiretti Puglia – mentre continua il trend positivo del vino pugliese con il Primitivo, al secondo posto della top ten di gradimento degli italiani con una crescita del 21% dei consumi, seguito al quarto posto dal Negroamaro (+15%), aggiunge Coldiretti Puglia. “La produzione di uva di vino nel 2019 ha subito in media un calo del 17% rispetto al 2018, ma la Produzione Lorda Vendibile segna un aumento del 9% per le migliori contrattazioni in campagna per una produzione di grande qualità”, commenta il presidente Muraglia.

    Buone le performance dell’uva da tavola e della frutta fresca, anche grazie alla diversificazione in corso, con produzioni come il melograno che stanno dando valore aggiunto al comparto. “In calo la produzione degli agrumi, a causa del maltempo e il gran numero di espianti di alberi di clementine nel 2018, per cui c’è stato un significativo calo del quantitativo prodotto in quintali del 23%, con prezzi in campagna decisamente più remunerativi proprio per la scarsità di prodotto”, conclude Muraglia.

    In crisi strutturale il segmento della pesca – insiste Coldiretti Puglia - che continua a perdere terreno, con la flotta peschereccia pugliese, denuncia Coldiretti Puglia, che ha perso oltre 1/3 delle imprese e 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%.

    Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, segnala Coldiretti, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi.

    Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni – rileva Coldiretti Puglia – in un mercato, quello del consumo del pesce, che aumenta, ma sempre più in mano alle importazioni. La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura. Una rinascita che passa per il mercato e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative nei Mercati di Campagna Amica che hanno come obiettivo la vendita diretta, la semplificazione e la tracciabilità.

  • La Palestina interessata alla partnership con la Puglia

    Ciheam PalestinaLa Palestina è molto interessata ad una collaborazione col CIHEAM Bari, nell’ambito di una intensificazione dei rapporti scientifici e culturali. Lo ha dichiarato Sufian Sultan, ministro dell’Agricoltura della Palestina, a conclusione di una visita di cortesia che si è svolta questa mattina al Ciheam Bari, ove è stato ricevuto dal direttore, Maurizio Raeli.

    Durante il colloquio, il direttore Raeli ha sottolineato che “nella sua attività di cooperazione il Ciheam Bari considera la risorsa umana la principale leva dello sviluppo economico e sociale” e che “la formazione è indispensabile per la costruzione della pace in Paesi, come la Palestina, che vivono costantemente in una situazione di conflitto. In particolare, dal 1998 ad oggi all’Istituto di Bari si sono formati 146 studenti palestinesi”.

    Nell’esprimere il suo compiacimento per le attività in corso, il ministro si è detto convinto che la cooperazione internazionale può svolgere un ruolo decisivo ai fini della pace nella Regione mediterranea e che gli scambi sono determinanti ai fini dell’avvicinamento e della reciproca comprensione dei popoli.

    Al termine della visita il ministro dell’Agricoltura della Palestina, Sufian Sultan, ed il direttore del Ciheam Bari, Maurizio Raeli, hanno sottoscritto un memorandum di intenti finalizzato a sviluppare una proficua collaborazione allo scopo di individuare progetti congiunti di ricerca e cooperazione internazionale, finanziati attraverso diverse agenzie di donatori; promuovere il reciproco coinvolgimento nel quadro dei programmi di cooperazione internazionale scientifica e di reti istituzionali mediterranee per condividere conoscenze e innovazioni su aree tematiche prioritarie, orientando i bisogni verso la ricerca in agricoltura in scenari nazionali e internazionali su aree tematiche di interesse comune. Le parti si sono impegnate, inoltre, a promuovere attività di formazione.

  • La Puglia dell'agricoltura sotto tiro: esclude i giovani dal settore

    Coldiretti protestaMigliaia di giovani provenienti da tutta la Puglia si sono dati appuntamento con l’hashtag #bandiallosbandosotto il ‘palazzo del potere’, l’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, con cartelli, striscioni, già pronti a partire con valigie e zaini alla mano, perché costretti a cambiare Nazione e mestiere. L’iniziativa è di Coldiretti Puglia, perché dopo 2 anni dalla pubblicazione del bando per l’insediamento dei giovani in agricoltura, sono solo 1000 le domande finanziabili, un tradimento delle aspettative dell’esercito di giovani che vogliono investire in un settore considerato fino a pochi anni fa vecchio e senza prospettive, come si legge su cartelli e striscioni ‘giù le mani dal nostro futuro’, ‘Giovani in campo per il futuro della Puglia’, ‘AAA bando PSR cercasi’, ‘Emiliano aiutaci tu blocca la politica politicante’, ‘Emiliano blocca la fuga di cervelli’.  

    “Sono 4mila i giovani esclusi dal PSR per la mancanza di risorse e la gestione delle misure – spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – che aspettano risposte concrete. Vanno immediatamente recuperate risorse da misure improduttive e soprattutto dai GAL (Gruppi di Azione Locale). In caso contrario la Regione dovrà assumersi la responsabilità di spiegare ai giovani che intendono investire in agricoltura perché a loro sono stati destinati solo 100 milioni di euro. Viceversa sono stati destinati 158 milioni ai 23 GAL, ossia in una misura in cui circa il 20% dell'importo totale - oltre 30 milioni di euro - può essere rendicontato per spese generali. Si finanziano così apparati burocratici e collaboratori di varia provenienza, superando tutte le distinzioni fra politica ed amministrazione e sottraendo risorse ai giovani agricoltori”.

    A seguito dell’apertura del bando e alla presentazione di diversi ricorsi al TAR, la Regione ha deciso di approvare tutti i 23 GAL presentati, ricorda ancora Coldiretti Puglia.  

    “La Puglia è la regione con un numero spropositato di GAL, come abbiamo sempre denunciato – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – ben 23, contro 12 della Lombardia, 14 del Piemonte, 7 della Toscana, 6 dell’Emilia Romagna, solo per citare alcuni esempi. Ai 23 GAL è stato destinato il 9,8% delle risorse del PSR, una scelta che ha causato il taglio  di risorse sulle misure di cui gli agricoltori sono direttamente beneficiari, come le misure per investimenti, pacchetto giovani e misure ambientali. Se la Regione destinasse una percentuale massima di risorse pari al 5% (percentuale minima imposta dall’UE), come richiesto da Coldiretti Puglia, sarebbero liberati circa 80 milioni di euro, da poter destinare alla Misura giovani. Ciò consentirebbe l’ingresso in agricoltura di circa 1.500 giovani in più, dando risposte a parte dei 4mila giovani oggi esclusi dal PSR”.

    L’Unione Europea ha imposto il 5% delle risorse dei PSR ai GAL e la Puglia ha fatto la scelta politica di andare oltre assegnando alla misura dei GAL più risorse della misura giovani. Oggi l’esclusione di 4mila giovani dai finanziamenti – conclude Coldiretti Puglia – impone di rivedere la scelta, per fare in modo che le risorse comunitarie del PSR Puglia siano spesi in maniera coerente e corretta a beneficio del territorio, dell’imprenditoria agricola pugliese e dell’innovazione in atto.