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carabinieri 112 e elicotteroSono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e armi comuni da sparo e armi da guerra. Stamattina, circa 50 militari del Comando Provinciale di Bari, collaborati da militari delle Compagnie Carabinieri di Locri (Rc) e Foggia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di 7 soggetti

Le indagini, affidate ai carabinieri della Stazione di Trani, hanno reso possibile accertare gravi indizi a carico degli indagati che sfruttavano l’abitazione di Romanelli Gennaro, incensurato e padre di Romanelli Salvatore, per detenere grossi quantitativi di droga e armi anche da guerra. La stura per le indagini è stata data dall’operazione condotta dalla Stazione Carabinieri di Trani del 13 aprile 2019 allorquando arrestarono i Romanelli perché trovati in possesso di circa 4 kg tra hashish e marijuana nonché un giubbotto antiproiettile, un revolver ed una mitraglietta considerata arma da guerra con il relativo munizionamento. Le indagini condotte dallo stesso reparto sotto la direzione della Procura Distrettuale di Bari, hanno consentito di acclarare che le abitazioni dei Romanelli erano un vero e proprio “deposito” di droga da cui Capogna Luisa la prelevava mettendola a disposizione per il successivo smercio da parte di Presta Armando, Sebastiani Emanuele e Soldano Luca. Le captazioni in carcere hanno consentito di accertare che non era la prima volta che tutti gli indagati sfruttavano l’abitazione di Romanelli Gennaro come “base logistica” per la detenzione di droga e armi e, anzi, per celare queste ultime utilizzavano anche un fasciatoio sotto il quale era occultata una pistola prelevata da Lupo Debora, tra l’altro moglie di Romanelli Salvatore e nuora di Gennaro, consegnandola a Sebastiani Emanuele. L’attività investigativa ha consentito di accertare un forte legame di “mutuo soccorso” fra tutti gli indagati. Infatti si è potuto accertare che alle spese legali seguite all’arresto dei Romanelli avrebbe provveduto il Soldano Luca congiuntamente ad altre persone. Ciò a riprova proprio dell’aiuto reciproco che gli indagati prestavano tra loro. Il sostegno reciproco inoltre non era solo “limitato” al pagamento delle spese processuali. Gli indagati si preoccupavano anche di fornire un sostegno alle famiglie dei ristretti in carcere e dalle intercettazioni emerge rammarico per la mancanza di questo genere di supporto in questa circostanza.

L’operazione odierna è, in parte da mettere in relazione con l’operazione Nemesi condotta dai carabinieri di Foggia in cui, il 7 giugno 2019, rimasero coinvolti il Presta e il Sebastiani venendo attinti da misura cautelare in carcere. Questi due, infatti, insieme sono stati considerati un gruppo di fuoco a disposizione del clan Carbone-Gallone. I due avrebbero dovuto compiere un’azione di fuoco nel comune di San Ferdinando di Puglia nei confronti del clan avverso Valerio-Visaggio. Propositi omicidiari, dunque, fermati solo grazie alle indagini dei carabinieri anche nei comuni di Trani e Bisceglie. Proprio in quest’ultimo comune infatti nel maggio del 2019 veniva arrestato Presta Armano per la violazione sulla normativa alla sorveglianza speciale cui era sottoposto. In quella circostanza questi era accompagnato da Sebastiani Emanuele ed avevano appena incontrato il principale esponente del clan Carbone-Gallone, Giuseppe Gallone. 

Nei primi mesi del 2019 erano forti le fibrillazioni fra i gruppi criminali organizzati che operano tra il sud Foggiano e il nord della provincia Barletta-Andria-Trani.

Intanto con il rito abbreviato sia il Presta che il Sebastiani sono già stati condannati in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione più la multa di 10 mila euro per i reati contestati loro con l’aggravante prevista dall’art. 416bis 1 (cosiddetto” metodo mafioso”).

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