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tritolo TraniE’ ritenuto responsabile di aver perpetrato, tra gennaio e maggio del 2019, tre tentativi estorsivi, di cui uno in concorso con altro indagato a in stato di libertà (F.S., classe ’95 di Trani), ed uno consumato. Nella giornata di venerdì 4 ottobre, la Stazione Carabinieri di Trani ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Patrizio Romano Lomolino, classe ’81, con numerosi pregiudizi di polizia.

L’attività d’indagine è stata avviata dalla Procura della Repubblica di Trani a seguito del rinvenimento di 13 kg di tritolo e l’arresto di Arnesano Gaetano, 66enne originario del Brindisino, che oltre a detenere detto esplosivo, aveva un ordigno da lui fabbricato e pronto all’uso contenete 3kg di tritolo. Gli immediati accertamenti della Procura di Trani, oltre ad accertare la responsabilità di altre due persone per la fabbricazione di predetto ordigno, hanno fatto emergere un contesto criminale per cui è risultata competente la Procura distrettuale di Bari che ha proseguito l’attività d’indagine sino all’emanazione dell’ordinanza eseguita proprio venerdì 4 ottobre. 

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bari –Ufficio G.I.P., su proposta della Procura Distrettuale del capoluogo poiché i reati sono risultati aggravati dal cd “metodo mafioso”.

Infatti l’ordinanza che dispone l’arresto riconosce all’indagato l’aver fatto leva sulla sua notoria contiguità a sodalizi criminali organizzati al fine di ottenere un ingiusto profitto in danno di due imprenditori: il primo, a cui veniva richiesta senza alcun esito la somma contante di 3.000 euro, è attivo nel settore immobiliare; il secondo invece è titolare di una impresa funebre e, secondo gli inquirenti, è stato vittima di due tentate estorsioni ed una consumata.

Precisamente a quest’ultima vittima sarebbe stato imposto di stampare un manifesto funebre (del costo di circa 60/80 euro) in favore di persona vicina al Lomolino.

Mentre i restanti due tentativi sono stati documentati attraverso attività d’intercettazione (l’arrestato minacciava la vittima di dar fuoco alla sua impresa) e di osservazione, controllo e pedinamento, dai militari della Stazione Carabinieri di Trani.

Infine l’ordinanza di custodia cautelare contesta anche violazioni alla sorveglianza speciale cui il Lomolino era sottoposto all’epoca dei fatti poiché faceva uso di telefono cellulare e frequentava persone con pregiudizi di polizia a lui vietato. 

I presupposti dell’aggravante del cd “metodo mafioso” tenuto dall’arrestato risiedono proprio nella “fama criminale” propria e di suoi familiari, dell’evocazione della forza di ambienti mafiosi accertati anche da atti giudiziari per fatti risalenti all’incontrastato “boss” degli anni ’90 Salvatore Annacondia, nonché dal diffuso clima di assoggettamento e di omertà di commercianti del luogo che più recentemente sono state accertate dalla D.D.A di Bari e dall’Arma dei Carabinieri nell’operazione denominata “Point Break” eseguita il 2 febbraio 2017 nei confronti di 8 indagati.    

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