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Polemiche

Anelli caduceo“Togliere il numero chiuso a medicina non risolverebbe la carenza attuale di specialisti nel nostro territorio e finirebbe solo col far aumentare le fila di medici formati che emigrano al Nord o all’estero”: risponde così Filippo Anelli, presidente Omceo Bari, all’ipotesi avanzata ieri dal Governatore Michele Emiliano di eliminare il numero chiuso alla Facoltà di Medicina.

“Al momento abbiamo diecimila medici “sospesi” in un limbo dovuto all’imbuto formativo: sono laureati ma non possono terminare la formazione e accedere al mondo del lavoro perché mancano le borse di specializzazione” spiega Anelli. 

“Chiediamo al presidente Emiliano di sostenere la proposta della Fnomceo all’interno della Conferenza delle Regioni e di chiedere al Governo un intervento straordinario per finanziare 10mila borse di studio per specialisti e per la medicina generale, introducendo il principio che ad ogni laureato in medicina debba essere garantito l’intero percorso formativo - puntualizza Anelli - Chiediamo inoltre interventi per colmare le disuguaglianze di salute e lo sblocco dei contratti per rendere attrattivo il lavoro nel servizio sanitario nazionale ed evitare che i medici preferiscano il privato”.

Il recente sblocco del tetto di spesa per il personale, con la parametrazione sui livelli del 2018 aumentati fino a un massimo del 5%, è servito a dare ossigeno soprattutto alle regioni del nord. Non risolve però il problema della carenza dei medici soprattutto nel Meridione. 

“Il ricorso ai medici in pensione, come sta avvenendo in Veneto, e ai medici stranieri è un pannicello caldo e non una soluzione - conclude Anelli - Occorre invece prendere atto della gravissima carenza di medici e porre in essere un intervento straordinario che affronti efficacemente il problema, attraverso una stima dei fabbisogni degli specialisti e un finanziamento delle borse, in modo tale da metterci nelle condizioni, tra cinque anni, di avere una dotazione di personale adeguata ai bisogni di salute del nostro territorio”.

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Comune di Bari frontoneIl sindaco di Bari Antonio Decaro interviene sulla vicenda della cassa di Prestanza: “Ancora una volta assisto, sulla vicenda della Cassa Prestanza, alla fiera delle bugie e delle furbizie.

Candidati alle prossime elezioni comunali alla ricerca disperata di visibilità. Non si stancano di speculare su un problema drammatico per i dipendenti comunali, convocando ben due conferenze stampa nello stesso giorno. Come al solito non è emersa una sola proposta di soluzione che sia sostenibile sul piano giuridico e finanziario.

Nel 2016 ci è cascato addosso un problema, quello della Cassa prestanza, istituita nel 1924. Problema, per altro posto in modo dirompente dal gruppo del Movimento 5 stelle con un esposto alla procura della Corte dei conti.

Ho cercato di affrontare il problema rispettoso sia delle funzione inquirente della magistratura contabile sia dei tantissimi iscritti alla Cassa, che rischiano addirittura di non veder corrisposto neanche i soldi versati. Tutelare i dipendenti continua ad essere il mio unico obiettivo in questa vicenda. Oggi, invece in conferenza stampa hanno parlato persone che hanno ben altri obiettivi. Da una parte, i politici che cercano qualche voto e non mi scandalizzo. Dall’altra, alcuni pensionati comunali, protestare duramente e rivendicare i loro soldi. Si tratta di ex dipendenti che hanno già ottenuto quanto da loro versato alla Cassa, cioè circa 15.000 € e ne pretendono altri 30.000. Infatti, lo Statuto attuale consente agli ex dipendenti di ottenere anche il 300% di quanto versato. Ma se la Cassa dovesse oggi pagare queste somme (a loro come agli altri pensionati) fallirebbe all’istante, con buona pace dei 1229 dipendenti ancora in servizio che, ovviamente perderebbero tutto.

Non credo, per equità e giustizia, che si possa fare una tale pesante discriminazione.

L’ obiettivo è quello di restituire le somme versate a tutti, nessuno escluso. A tutti nella stessa proporzione, a condizione di rispettare della legge. 

Io ho lavorato per raggiungere questo fine, gli altri sono liberi di gridare, sbraitare, minacciare. Per questo – conclude il sindaco -, ancora una volta sceglierò la strada che ho intrapreso dall’inizio, non convocherò una contro conferenza stampa ma chiederò che sia convocata l’assemblea della Cassa di prestanza per parlare con tutti gli iscritti e presentare loro i risultati del lavoro che ho chiesto di predisporre a esperti e professionisti esterni all’amministrazione comunale. Sulle risultanze di questo lavoro chiederò all’assemblea di decidere, ricordando a tutti che le decisioni le prendono gli iscritti alla cassa e non l’amministrazione comunale”.

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Cassonetto Le cosiddette “pattumelle” si sono rivelate un flop annunciato. E’ quanto sostiene in una nota inviata tra l’altro anche al sindaco di Bari, Antonio Decaro, e all’ assessore all’Igiene, Pietro Petruzzelli, dal segretario del movimento politico “Riprendiamoci il futuro”, Luigi Cipriani.

Cipriani, ipotizzando un possibile danno erariale, chiede se “prima di decidere questa iniziativa delle pattumelle, ossia il porta a porta della raccolta dei rifiuti, avete preso atto della piattaforma urbanistica della città di Bari? Se l’aveste fatto vi sareste resi conto – e lei in particolar modo sindaco, in qualità di Ingegnere – che trattasi di una città “orizzontale” ossia, un “meandro e labirinti” costituiti da periferie, ville, condomini e edilizia residenziale pubblica. Il tutto – scrive Cipriani – territorialmente ostativo alla “sognata” raccolta differenziata, tenuto conto che da Torre a Mare ai confini con Giovinazzo corrono circa 30 Km; non trascurando i siti interni (vedi Carbonara, Ceglie ecc. ecc). Tutto ciò premesso gli operatori ecologici dovrebbero essere dotati di “droni” al fine di individuare i complessi urbanistici e le varie unità immobiliari”.

La nota poi prosegue: “Ci chiediamo e chiediamo ai “luminari” di tale progetto se si siano resi conto di che cosa si va incontro, certamente ci sarà tanto caos e conseguenziali aumenti della tassa sui rifiuti (TARI). Se questi sono i presupposti del neo progetto, siamo certi che il fallimento è assicurato: E poi caro sindaco, per giustificarti nei confronti dei baresi, manderai a casa l’assessore al ramo?”.

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classe vuota"Siamo ormai ad agosto e ancora nulla si è mosso per le nomine delle reggenze per gli istituti sottodimensionati e dimensionati della regione che attualmente sono ancora privi di dirigenza".

Lo sostiene Gianni Verga, segretario generale della UIL Scuola Puglia, che aggiunge: "In Puglia ci sono circa 80 istituti dimensionati e sottodimensionati, sarebbe il caso di procedere quanto prima, considerato l'esaurimento delle graduatorie, alle nomine. Le scuole del territorio devono già fare i conti con organici ridotti all'osso, tra docenti e personale ATA, se la mancanza della dirigenza non verrà colmata in tempi credibili, si rischia di intraprendere il prossimo anno scolastico navigando a vista, a discapito della qualità dell'offerta formativa".

Ma le richieste della UIL Scuola regionale all'Ufficio Scolastico pugliese non finiscono qui.

"I dirigenti scolastici - spiega Enzo Fiorentino, responsabile regionale dei Ds UIL - sono lavoratori come gli altri, che spesso sono costretti a pagare le carenze d'organico facendo le nozze con i fichi secchi. Eppure, sembra ci si ricordi di loro sono quando si deve fare leva sul loro senso del dovere".

Il riferimento è al ritardo clamoroso nel pagamento degli arretrati sugli emolumenti dei dirigenti scolastici, ormai fermi al 2013.

"Invitiamo l'Ufficio Scolastico Regionale a sollecitare il saldo di quanto stabilito dal Fun, ovvero le incombenze arretrate sugli stipendi dei presidi per gli anni 2013-2014-2015 e 2016. E' assurdo che da una parte si chiedano sempre maggiori sforzi e responsabilità ai dirigenti scolastici e, dall'altra, lo Stato non faccia la propria parte riconoscendo quanto dovuto. I lavoratori della scuola non possono essere trattati sempre e comunque come figli di un dio minore, ma meritano il rispetto dovuto a chi, in condizioni spesso assurde, consente a un settore vitale per la società e per il futuro del Paese di continuare a svolgere il proprio ruolo educativo e formativo".

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