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GIUDIZIARIA

Incidente TrenoLa Regione Puglia si è costituita parte civile nel processo sullo scontro dei treni avvenuto sulla linea Andria-Corato il 12 luglio 2016 in cui persero la vita 23 persone. Ha voluto essere presente in aula all’udienza preliminare il presidente Michele Emiliano.

“Noi saremo al fianco delle famiglie delle persone offese, perché hanno avuto vittime e feriti e lo faremo con grande determinazione. Seguirò personalmente il processo con l'avvocatura regionale e ci auguriamo che la verità possa contribuire almeno un po' a lenire il dolore gravissimo che queste persone stanno ancora vivendo e vivranno per tutta la vita” ha detto Emiliano a margine dell’udienza. Voglio rassegnare la mia gratitudine nei confronti dell'autorità giudiziaria di Trani, sia alla Procura della Repubblica che agli uffici del Tribunale, per la rapidità con la quale si sono mosse in un processo estremamente complesso. A due anni dall'evento siamo già all'udienza preliminare e, in situazioni del genere, questo è veramente un record. La totale esclusione di qualsivoglia responsabilità della Regione Puglia ovviamente per noi è un motivo di conforto, perché il chiacchiericcio in questi due anni è stato pesantissimo. Le regioni purtroppo non hanno organismi che possano controllare i loro concessionari, gli unici organi di controllo sono dello Stato, in passato l'USTIF, adesso l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, e questo è un gravissimo vulnus perché le regioni hanno la gestione dei contratti di servizio e non hanno gli organismi di controllo, quindi non siamo messi nelle condizioni, se non dal Governo stesso, di controllare l'adempimento dei contratti di servizio. E questo evidentemente deve indurre il legislatore a prendere una decisione definitiva su questo punto”.

L’udienza è stata aggiornata al 7 settembre. Indagate 18 persone più Ferrotramviaria.

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incensurati arresto 3Due giovani incensurati, colti nella flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati tratti in arresto dalla Polizia di Stato a Bitonto.

In particolare i poliziotti del locale Commissariato di PS, durante i servizi di prevenzione e di “Alto Impatto”, hanno proceduto al controllo di due giovani nella zona di via Sandro Pertini.

Gli stessi, alla vista dei poliziotti, hanno tentato di fuggire ma dopo un breve inseguimento sono stati bloccati e sottoposti a perquisizione personale, che ha consentito di rinvenire 25 bustine contenenti oltre 40 gr. di marijuana, 12 dosi di hascisc per un peso di circa 25 gr. e la somma di € 60, presumibilmente provento dell’attività di spaccio.

Gli arrestati sono ora in regime di arresti domiciliari. Successivamente alla celebrazione del giudizio per direttissima i due sono stati condannati alla pena di 10 mesi.

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cella internoCinque pregiudicati sono stati tratti in arresto a Bari, Lecce e Foggia, dalla Polizia di Stato, in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica del Tribunale di Bari.

Si tratta di Milloni Luigi, nato a Bari di anni 53, in atto detenuto presso la Casa circondariale di Lecce, dovendo espiare la pena detentiva di anni 8 di reclusione; Milloni Vito, nato a Bari di anni 27, in atto sottoposto agli arresti domiciliari, dovendo espiare la pena detentiva di anni 6, mesi 7 e giorni 15 di reclusione; Lanave Michele, nato a Bari di anni 36, in atto sottoposto agli arresti domiciliari, dovendo espiare la pena detentiva di anni 7 e mesi 4 di reclusione; Fumai Nicola, nato a Bari di anni 29, in atto detenuto presso la Casa circondariale di Foggia, dovendo espiare la pena detentiva di anni 20 di reclusione; De Tullio Vito, nato a Bari di anni 35, in atto detenuto presso la Casa circondariale di Bari, dovendo espiare la pena detentiva di anni 9, mesi 11 e giorni 28 di reclusione.

I cinque, a seguito di pronuncia della Corte di Cassazione circa il rigetto del ricorso avverso il provvedimento di condanna emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Bari, devono espiare le pene detentive loro comminate per la commissione dei reati di tentato omicidio pluriaggravato, detenzione e porto abusivo di armi, in concorso.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Bari avevano documentato le loro responsabilità, essendo tutti appartenenti al clan mafioso “Strisciuglio”, attivo con le sue articolazioni a Bari e in alcuni comuni dell’hinterland barese, in relazione al tentativo di omicidio di Fiore Vitantonio avvenuto a Bari il 17 maggio 2013 – poi realizzato, a colpi di kalashnikov e tra la gente, il 19 maggio unitamente all’omicidio di Fanelli Antonio e Romito Antonio -  ed al tentativo di omicidio di Cantalice Domenico effettuato in data 18 maggio 2013.

In relazione al Fumai Nicola la pena da espiare è comprensiva della condanna per la commissione del sopra citato triplice omicidio, effettuato con il pregiudicato Moretti Antonio; quest’ultimo con condanna in appello non ancora definitiva.

Al termine degli atti di rito, Milloni Vito e Lanave Michele sono stati associati presso la Casa circondariale di Bari, mentre Milloni Luigi, Fumai Nicola e De Tullio Vito sono rimasti ristretti rispettivamente nelle carceri di Lecce, Foggia e Bari.

Nell’ambito di altra attività è stato tratto in arresto in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica del Tribunale di Bari Abbrescia Matteo di anni 38, che deve espiare una pena definitiva di anni 3 e mesi 4 di reclusione per rapina aggravata commessa nel 2014.

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Incidente TrenoCome ampiamente previsto, la Procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per 18 persone fisiche e per la società Ferrotramviaria nel procedimento sullo scontro fra due treni avvenuto il 12 luglio 2016 sulla tratta fra Andria e Corato. Nell’incidente persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite.

In realtà è un atto dovuto. Le indagini erano già state chiuse lo scorso mese di dicembre, quando la Procura aveva reso ufficialmente nota la lista degli indagati. Toccherà ora al Gup decidere chi mandare a processo. Tra le 18 persone vi sono i due capistazione di Andria e Corato, Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, il dirigente coordinatore centrale Francesco Pistolato e il capotreno Nicola Lorizzo, che viaggiava sul convoglio partito da Andria e sopravvissuto, mentre il collega che era a bordo del treno mossosi da Corato è tra le vittime. Chiesto il rinvio a giudizio anche per i vertici di Ferrotramviaria e per alcuni dirigenti. Nella lista anche il direttore generale del ministero delle Infrastrutture, Virginio Di Giambattista. E’ accusato, in concorso con l’altra dirigente, Elena Molinaro, di non aver “compiuto verifiche periodiche”. Secondo la Procura avrebbero dovuto adottare "provvedimenti urgenti" per eliminare il sistema del blocco telefonico su quella tratta a binario unico. Sistema che in ogni caso all’epoca dei fatti era perfettamente legittimo, così come lo è ancora oggi con il vincolo di procedere a 50 km orari.

Come si ricorderà, il capostazione di Andria, Vito Piccareta, diede il via libera al convoglio fermo in stazione che invece avrebbe dovuto attendere l’arrivo del treno che nel frattempo era partito da Corato. I due treni si scontrarono poi ad un velocità stimata intorno ai 100 chilometri all’ora sulla tratta a binario unico.

Ai due capistazione la Procura contesta anche di aver falsificato i registri contenenti le annotazioni sugli orari di partenza dei treni.

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Halal insegnaDall’avv. Vincenzo Papeo, legale del l’imam di Bari, e presidente della comunità islamica di Puglia, Sharif Lorenzini El Kafrawy, riceviamo e pubblichiamo:

“L’Ing. Sharif Lorenzini è stato attinto dalla misura interdittiva del divieto di esercitare imprese o uffici direttivi per la durata di anni uno, peraltro con notevole ridimensionamento da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari delle originarie richieste della Procura, ivi compresa l’esclusione della sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per talune ipotesi di reato, sulla base evidentemente di una ricostruzione ad opera di una sola delle parti del noto conflitto con un familiare, già socio estromesso nell’ambito di comuni attività associative. Infatti, nel mentre quest’ultimo ha potuto fornire, con più esposti e denunce, la propria ricostruzione dei fatti, l’Ing. Lorenzini ha appreso degli stessi e dei presunti elementi di prova a sostegno dei medesimi solo con la notifica dell’ordinanza cautelare avvenuta qualche giorno addietro, per cui non ha avuto modo ancora di sottoporre all’attenzione della Magistratura la propria versione. Peraltro trattasi di vicende che prendono le mosse sin dal lontano 2008, allorquando ebbe a costituirsi la prima realtà associativa coinvolta, per cui ogni adeguata dimostrazione dell’innocenza del mio assistito non potrà che richiedere la giusta tempistica. Si è certi che all’esito dell’attività difensiva e soprattutto della produzione delle prove a discarico, talune delle quali già individuate e di portata davvero demolitrice dell’ipotesi accusatoria, la stessa Autorità Giudiziaria non potrà che convincersi di tale innocenza, Autorità nella quale sin da ora si pone totale fiducia, ivi compresa la Magistratura inquirente, essendo all’evidenza stata indotta alle proprie determinazioni come detto solo sulla base di una delle due parti contendenti”.

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